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Giornalisti in coda per assistere al processo Breivik   

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Giornalisti in coda per assistere al processo Breivik   

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A seguire il processo Breivik ci sono circa duecento testate giornalistiche provenienti da tutto il mondo. I cronisti fanno la coda per entrare nella più grande aula di tribunale della Norvegia, che può però contenere soltanto poco più di un decimo dei giornalisti, delle vittime e dei parenti che vorrebero assistervi.
 
Alcuni sopravvissuti si trovano di fronte all’autore della strage per la prima volta, come Vegard Groslie Wennesland: “Sono un po’ preoccupato – dice -. Non l’ho mai incontrato qui. Non sono stato alle udienze prima d’ora, sono sicuro che andrà tutto bene, anche se è difficile. L’ultima volta che l’ho visto di persona, l’ho visto sparare e uccidere i miei amici. È dura, ma è anche importante affrontare questo momento”.
 
Anche per altri sopravvissuti si tratta di un momento importante, nonostante i timori che Breivik, attraverso i media, possa fornire spunti a potenziali emuli. “Credo sia molto importante che il mondo veda quanto avvenuto per quello che è – dice Björn Ihler -. È una tragedia fondata su idee politiche molto diffuse anche nel resto del mondo e noi dobbiamo combatterle. Dobbiamo combattere azioni estremistiche come queste”.
 
La stampa norvegese dedica ampio spazio a Breivik, così come fanno i circuiti televisivi. Troppo, secondo molti norvegesi, soprattutto per una persona che ha già parlato del processo come di un circo mediatico, opportunità unica per illustrare al mondo le sue idee estremiste.