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Francia, battute e slogan: così parlano i candidati

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Francia, battute e slogan: così parlano i candidati

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Ultimi scambi di battute al vetriolo tra i candidati alle presidenziali francesi. Il voto di domenica deciderà chi tra i dieci contendenti si affronterà nel duello finale del 6 maggio. Si conclude una campagna elettorale definita da molti deludente per la mancanza di una vera battaglia sui temi e per il ricorso alle tante battute ad effetto, ad uso e consumo dei media.

François Hollande, Partito socialista: “Le troppe promesse non mantenute, i comportamenti sopra le righe, i tanti errori commessi impediscono il rinnovo del mandato”.

Nicolas Sarkozy, UMP : “Più funzionari, meno ore di lavoro, e più sussidi ma come si fa a far quadrare i conti? Ora capisco perché il signor Hollande ha presentato un programma per un solo anno”

Marine Le Pen, Fronte nazionale: “Il centrista più molle al mondo è François Bayrou, inaffondabile e intercambiabile, può servire a sinistra come a destra”

Jean-Luc Mélenchon, Fronte della Sinistra: “Dobbiamo liberarci della destra e dei suoi rappresentanti, che 5 anni fa ci hanno inflitto una sconfitta tanto cocente”.

François Bayrou, MODEM: “Entrambi mentono: Nicolas Sarkozy non vuole che si esamini il suo operato e François Hollande ha scelto di moltiplicare le promesse irrealizzabili”.

Eva Joly, Verdi:“Mi sento un pò stretta tra la Sinistra molle che non promette niente e la Sinistra folle che
promette tutto”.

Nathalie Arthaud, Lotta operaia : “Se i lavoratori hanno tutte le ragioni per prendersela con Nicolas Sarkozy, non ne hanno nessuna, ma veramente nessuna per avere fiducia in François Hollande “

Jacques Cheminade, Solidarietà e progresso:” Se si persegue, ed è la causa del fallimento di Bayrou, la chimera dell’equilibrio di bilancio non si va da nessuna parte, e se, come fa Sarkozy, si dice che la crisi è finita, si è pazzi”.

Nicolas Dupont-Aignan, DLR:
“Se fossimo stati almeno un pò protezionisti, anche nella produzione automobilistica, se avessimo riquilibrato il mercato, avremmo difeso il nostro impiego”

Philippe Poutou, Nuovo partito anticapitalista: “Mi sento un pò solo al momento, i miei amici non sono con me e io non sono abituato, in gruppo interrompiamo le riunioni dei padroni, in gruppo proclamiamo gli scioperi”

A meno di una settimana dallo scrutionio la grande incognita resta l’astensione. Nel 2007 scese al 16%,
dopo il record segnato nel 2002 quando al primo turno sfiorò il 30%

Céline Bracq, BVA Istituto Pollster: “Non si registra un interesse pari a quello del 2007, d’altro canto non c‘è nemmeno il picco di disinteresse registrato nel 2002, ci attendiamo un tasso di astensione relativamente alto, intorno al 20%, senza che raggiunga la quota di un terzo prevista da alcune stime”“. Alcuni vedono nell’eccessivo ricorso ai media la causa della freddezza degli elettori francesi,
inondati via radio, tv, facebook e twitter, dai messaggi degli omnipresenti candidati.