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Discriminazione sul lavoro

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Discriminazione sul lavoro

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La diversità nel mondo del lavoro può essere una ricchezza per le aziende, fonte di creatività e innovazione. Eppure le indagini rivelano che in Europa le discriminazioni sono ancora molto presenti nella sfera professionale.

Su un muro nei pressi del Centre Pompidou a Parigi, qualcuno ha disegnato un uomo che zittisce chi lo osserva. È davanti a questo emblematico graffito che incontriamo il nostro primo testimone.

Preferisce mantenere l’anonimato nel raccontarci la sua dolorosa esperienza sul posto di lavoro, durata dieci lunghi anni, tra il 1990 e il 2000.

L’uomo racconta: “Ho subito grandissime violenze a causa della mia omosessualità. Rientravo dopo la pausa pranzo e sulla scrivania trovavo scritto: ‘A morte il gay’, ‘Sporco gay’. Mentre lavoravo ricevevo telefonate anonime con minacce di morte. E poi mi dequalificavano, mi facevano fare lavori secondari. Potevo rimanere per mesi e mesi in una stanza senza contatti, senza lavoro, senza vedere nessuno”.

Nel 2000 due direttive europee hanno fornito un quadro giuridico per la lotta contro le discriminazioni sul lavoro, e hanno rappresentato per il nostro testimone uno strumento per battersi in nome dei suoi diritti.

Dopo un lungo e diffcile braccio di ferro, l’uomo ha infatti ottenuto un risarcimento economico e sanzioni per i suoi aggressori.

L’Unione Europea dispone di uno dei quadri giuridici più avanzati per la lotta contro le discriminazioni. In ogni Paese un organismo pubblico e indipendente è incaricato di promuovere le pari opportunità.

Un network europeo, denominato Equinet, mette in relazione 37 organismi nazionali di 30 Paesi.
L’unione fa la forza: il principio è che la collaborazione trasnazionale possa rendere più incisiva la lotta contro le discriminazioni.

A guidare la rete è Jozef De Witte, che incontriamo in Belgio. “In primo luogo deve essere chiaro il diritto fondamentale per le persone di non subire atti discriminatori”, racconta, “Inoltre devono poter rivolgersi, se hanno questi problemi, ad un organismo pubblico come il nostro per risolverli. Possiamo avviare un’indagine su un caso concreto, parlare con tutte le parti in causa, con quella che eventualmente ha compiuto l’offesa per fermarla, per cercare un risarcimento per la vittima ed evitare che l’atto discriminatorio avvenga di nuovo”.

Il livello minimo di tutela giuridica messo in piedi dall’Unione Europea, tiene conto di almeno sei criteri: l’etnia, le differenze di genere, l’età, l’orientamento sessuale, la disabilità, la religione.

Ma nella pratica provare che ci sia stata discriminazione per uno di questi motivi risulta spesso diffcile.

Yacouba Barry, originario del Burkina Faso e divenuto cittadino francese, lo ha vissuto sulla sua pelle. Dopo aver vinto un concorso come dirigente scolastico, tra il 2007 e il 2009 ha fatto uno stage come vice-preside di un liceo dell’hinterland parigino. E qui ha dovuto scontrarsi con l’ostilità del suo superiore.

“Non appena mi ha visto le sue prime parole sono state: ‘che fai qui? Non ti voglio, farò di tutto per sbarazzarmi di te’. E per due anni è andata così”, racconta, “Non mi ha risparmato alcuna forma di umiliazione e persecuzione”.

Nonostante la solidarietà di alcuni docenti, Yacouba dopo il suo stage non è riuscito ad ottenere il posto. Ritiene di essere stato vittima anche di alcuni ispettori che hanno rimesso in discussione le sue competenze.

Il caso attende ancora la sentenza del tribunale amministrativo.“In attesa che la giustizia ristabilisca le cose, c‘è chi ne paga le conseguenze”, è l’amara conclusione di Yacouba.

Combattere la discriminanzione è anche un modo per incoraggiare lo sviluppo di politiche per le pari opportunità all’interno delle imprese. Un po’ dappertutto in Europa, si scrivono Carte per la tutela della diversità. Firmandole le compagnie si impegnano a favorire l’uguaglianza nelle opportunità”.

In Spagna incontriamo Myrtha Casanova, che da 30 anni porta avanti la sua battaglia per la tutela della diversità, e che ha fondato l’Instituto Europeo para la Gestión de la Diversidad, una ONG che opera in tutta l’Unione Europea e ha sede a Barcellona.

Myrta ci fa notare il notevole divario in materia di pari opportunità fra il Nord e il Sud del Vecchio continente: “Nel 2000, quando abbiamo fatto il nostro primo studio in Europa, uno dei risultati che ci stupì fu che la promozione e la tutela delle diversità sul posto di lavoro nei Paesi nordici riguardava il 20% delle imprese, mentre nel sud solo un’azienda su mille era impegnata in questo senso”.

Con il passare del tempo sempre più Paesi hanno preso coscienza dell’importanza del favorire politiche per le pari opportunità, e le Carte si sono moltiplicate.

Myrtha Casanova sottolinea come esse siano “uno strumento molto efficace nella creazione di una certa consapevolezza, perché l’impegno delle imprese è su base volontaria. Quando una Carta ha molti firmatari in un Paese, fra le aziende si crea uno scambio delle migliori esperienze, imparano l’una dall’altra, e quando questo movimento è avviato le politiche per le pari opportunità subiscono un potenziamento”.

La Francia è stato il primo paese europeo ad aver adotatto una Carta per la tutela delle differenze. Ad firmarla è stata anche la SNCF, che gestisce la rete pubblica ferroviaria. Responsabili delle risorse umane e manager ricevono dunque una specifica formazione in materia di pari opportunità.

Le aziende devono fare uno sforzo in più anche per avere spazi e attrezzature di lavoro adatte ad accogliere anche personale con disabilità. Un impegno che ha permesso ad esempio a Pierre Vautrin di essere a capo di un team di nove persone per la gestione degli orari dei treni.

“Bisogna fare in modo che si possa essere al massimo autonomi”, dice Vautrin, “Bisogna scommettere davvero su quello che noi possiamo dare, con il nostro modo di vedere la vita e così via. Tutto va bene, sono contento della mia situazione”.

Conoscere e difendere la diversità: un imperativo che le imprese oggi non possono più ignorare.