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USA: Santorum, il mio non è un game over

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USA: Santorum, il mio non è un game over

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Ha riacceso il dibattito sull’aborto e sul ruolo della religione nella vita pubblica. È il segno lasciato dall’ultraconservatore Rick Santorum, nella corsa alla Casa Bianca.

La malattia di una delle figlie e la pressione del partito dopo i sondaggi sfavorevoli, hanno spinto il cattolico ultraconservatore italo-americano ad abbandonare l’agone delle primarie repubblicane, dopo aver vinto in undici Stati e tenuto testa al mormone miliardario Mitt Romney.

“Io so che in molti scriveranno, forse anche quelli alla Casa Bianca, che il mio è un game over”, ha detto Santorum, “Ma questo gioco è ben lungi dall’essere finito. Continueremo là fuori a lottare per essere sicuri che sconfiggeremo il presidente Barack Obama, che ci riprenderemo la Camera e il Senato degli Stati Uniti in nome di quei valori che ci rendono americani”.

“Se Rick Santorum avesse avuto qualche speranza di vincere il 24 aprile nella sua Pennsylvania”, dice l’analista politico Tom Mann, “Non avrebbe lasciato sperando in un miracolo. Con il suo ritiro la competizione è certamente conclusa, anche se la Convention repubblicana non ha ancora nominato Romney ufficialmente”.

Santorum spiana dunque la strada all’ex governatore del Massachussets. Senza la rinuncia dell’avversario, il moderato Mitt Romney sarebbe stato indebolito e ci sarebbero state ulteriori spaccature nel partito repubblicano.

Il businessman può ora concentrarsi su quell’elettorato che non vede di buon occhio il suo immenso patrimonio finanziario. Peraltro senza Santorum il miliardario potrà “economizzare” sul suo notevole budget, in vista della grande e decisiva battaglia: quella con Barack Obama.

È vero che altri due nomi restano in lizza in queste primarie repubblicane: ma i modesti risultati di Ron Paul e Newt Gingrich hanno messo i due candidati fuori dai giochi.

È sul piano della crisi economica ed occupazionale che Romney promette al presidente uscente una battaglia senza esclusione di colpi.