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Allarme di Ankara per i rifugiati siriani

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Allarme di Ankara per i rifugiati siriani

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Continua l’emorragia di siriani verso la Turchia: in un giorno solo, altre 700 persone si sono aggiunte agli oltre 24 mila rifugiati delle tendopoli turche.

Ankara, che ha richiesto l’aiuto delle Nazioni Unite, oltre ai civili accoglie anche i soldati passati alla rivolta. Alcuni di loro denunciano la parte attiva dell’Iran nella repressione:

“Gli iraniani sono in Siria fin dall’inizio della rivolta, fin da Deraa”, dice un combattente, “Le unità speciali dei Guardiani della Rivoluzione sono venute a massacrarci”.

“Abbiamo bisogno che la comunità internazionale ci aiuti con le armi e allora possiamo mandar via Bashar al-Assad facilmente”, aggiunge un altro siriano, “Possiamo liberare la Siria facilmente e in breve tempo”.

Ankara, che ha girato le spalle a Damasco, chiede alla comunità internazionale un intervento più incisivo per interrompere le violenze e mette in guardia dal pericolo di concedere una proroga all’ex alleato.

A pagare il prezzo più alto, è la popolazione: l’Organizzazione della cooperazione islamica stima che in Siria un milione di persone necessiti di aiuti umanitari urgenti per un valore di oltre 50 milioni di euro.

“Quando il piano di Kofi Annan è stato votato, il sangue non doveva più essere versato e le armi dovevano tacere”, dice dalla Turchia Mustafa Bag di euronews, “I rifugiati siriani con cui abbiamo parlato pensano che ciò servirà solo a far guadagnare tempo a Bachar al-Assad”.