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La vicenda Merah pesa sui musulmani di Francia

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La vicenda Merah pesa sui musulmani di Francia

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Il ventinovesimo congresso dei musulmani di Francia si è aperto a Parigi, in piena campagna presidenziale e mentre ancora i sussulti della vicenda Merah e gli arresti a raffica si fanno sentire.

Un appuntamento annuale, 100 mila visitatori. L’occasione per prendere le distanze da quanto accaduto e richiamarsi al senso profondo del Corano: “La cultura musulmana condanna quei fatti, ciò che è successo con Mohamed Merah”, dice la 22enne Sara Taharaoui, “Condanniamo il terrorismo, che non fa parte della religione musulmana. E siamo qui anche per affermarlo”.

Ferita e stigmatizzata. Così si sente la comunità islamica d’oltralpe riunita per 4 giorni al Parco delle esposizioni: “Non stiamo bene a causa di quello che è successo a Tolosa”, dice Mohamed Adoz, “E per il fatto che ora quasi tutti i francesi ci guardano in maniera strana”.

Le autorità francesi hanno messo in guardia contro eventuali istigatori alla violenza e negato il visto a sei oratori attesi dall’estero.

“C‘è una sorta di ipertrofia del discorso contro i musulmani. È diventato l’argomento principale delle elezioni presidenziali”, ironizza Marwan Muhamad, portavoce del comitato contro l’islamofobia, “Non esiste più disoccupazione in Francia, nessun problema casa, nessuna crisi finanziaria ed economica. Esiste solo un problema con i musulmani”.

Olio sul fuoco, Parigi ha promesso tolleranza zero sul velo femminile integrale, vietato in Francia dal 2011.

Ma a Le Bourget l’Unione delle organizzazioni islamiche di Francia intende mettere l’accento sul proprio, trentennale impegno civico e contro l’odio.