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Crisi: le scelte del Portogallo

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Crisi: le scelte del Portogallo

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Il Portogallo ha imboccato la buona strada, ma insidie e rischi non mancano.
È la diagnosi della Commissione europea che fa seguito alla valutazione della troika di fine febbraio.

Lisbona tornerà sui mercati nel 2014 quandoil piano di salvataggio europeo avrà ridato ossigeno a economia e finanza.

Gli aiuti ammontano a 78 miliardi di euro, Lisbona ha già ricevuto oltre 48 miliardi, una quarta tranche di quasi 15 miliardi è stata appena stanziata.

In cambio il governo di centro destra di Pedro Passos Coelho ha dovuto adottare riforme draconiane, la più recente è quella che riforma il mercato del lavoro.
Per far crescere la produttività sono stati ridotti i giorni di festa, le vacanze e il costo dei licenziamenti.
I tagli al bilancio nel 2011 sono pari al 7,5% del Pil portoghese.

Tagli che hanno permesso di riportare il deficit a 4,2% del Pilmentre il debito pubblico stando a stime della Commissione, resta pari al 115% del Pil per il 2013,

L’altra faccia della moneta è la recessione in cui si trova il Paese, con la pessima congiuntura economica di fine 2011, le previsioni sono tutt’altro che rosee per quest’anno.

Il Pil ha registrato un calo del 3,25% mentre il tasso di disoccupazione al 15% potrebbe aumentare da qui alla fine dell’anno.

Disoccupazione e malessere sociale sono le sfide che attendono il governo, per questo economista le riforme sono arrivate troppo tardi:

João César das Neves, economista:

“Ci abbiamo messo troppo tempo. La Spagna per esempio, che ha un problema più grande del nostro, ha iniziatomolto prima rispetto a noi. E hanno così evitato molti problemi, Madrid ha iniziato nel 2009, noi solo nel 2011. È stato il nostro grande errore”.

L’altro volto della crisi è l’impoverimento generale della classe media portoghese.
Questo banco alimentare, a Lisbona, dà da mangiare a 300 mila persone.