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Myanmar guarda avanti

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Le elezioni parziali di domenica sono terminate con una vittoria schiacciante della Lega Nazionale della Democrazia. Il partito di opposizione della Nobel per la Pace Aung San Suu Kyi dice di essersi aggiudicato almeno 44 dei 45 seggi in palio. Quello di Kawhu è andato al simbolo della lotta per la democrazia nel paese:

“Speriamo che sia l’inizio di una nuova era in cui ci sia maggiore enfasi sul ruolo della gente nella quotidianità politica del nostro paese. Speriamo anche che saremo in grado di compiere nuovi passi verso la riconciliazione nazionale. Daremo il benvenuto a tutti i partiti che intendano unirsi a noi nel processo per portare pace e prosperità al nostro paese”.

44 seggi sui totali 664 del Parlamento hanno un peso più che altro simbolico. L’Associazione delle nazioni del Sud-est asiatico, che ha inviato un piccolo numero di osservatori, ha definito le consultazioni libere e trasparenti.

Una rivoluzione democratica iniziata con le elezioni del 2010 in cui un governo civile ha sostituito la giunta militare al potere dal 1962 e con la nomina del presidente Thein Sein, che nonostante il peso dell’esercito, ha avviato un programma di riforme.

C‘è chi dice che l’apertura democratica del Myanmar ha esclusivamente radici economiche. Non a caso l’Europa sta vagliando se sollevare le sanzioni imposte al paese, aprendo un nuovo mercato all’occidente.