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Aung San Suu Kyi: una vita nel segno del padre

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Aung San Suu Kyi: una vita nel segno del padre

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Umiliazioni e interminabili arresti domiciliari non l’hanno piegata. Alla soglia dei 67 anni, Aung San Suu Kyi prosegue nella sua lotta per la democrazia. Figlia di un’ambasciatrice e del generale, padre dell’indipendenza birmana, della politica respirata fin da bambina fa un impegno coronato dal Nobel per la pace.

La sua liberazione nel novembre del 2010 pone fine a oltre 15 anni trascorsi fra detenzione e arresti domiciliari. I segnali distensivi che da allora si sono moltiplicati fanno parlare già molti di storica svolta. DNA ed esperienza personale le suggeriscono tuttavia di restare coi piedi per terra.

Quando ha appena 2 anni, il padre Aung San perde la vita in un attentato, ordito dai suoi avversari politici. A 19 lascia il Paese per andare a studiare ad Oxford. Lì incontra Michael Aris, uno studioso di cultura tibetana con cui avrà due figli e si dividerà fra Butan e Regno Unito. Motivi di famiglia la riportano poi in patria nel 1988.

La giunta ha da poco preso il potere. Alla piazza che reclama riforme, Aung San Suu Kyi risponde dando vita alla Lega Nazionale per la Democrazia. L’impegno le vale l’arresto, ma alla proposta dell’esilio lei dice no. Nel 1990 il suo partito si impone alle urne, ma le elezioni vengono annullate.

Cinque anni più tardi la giunta le accorda la libertà, ma aumenta le pressioni per indurla a lasciare il Paese. Come già in passato, lei non piega la testa e prosegue nella sua battaglia.

Alla lotta politica si sommano allora i lutti in famiglia. Il marito muore nel 1999 di un cancro. Vedova e ancora impossibilitata a vedere i figli, lei non si perde tuttavia d’animo e raddoppia il suoi impegno.

Soltanto la prontezza di riflessi del suo autista le consente nel maggio del 2003 di sfuggire a un attacco al suo convoglio, condotto dai paramilitari al soldo della giunta. Di lì a poco, Aung San Suu Kyi torna agli arresti domiciliari. E questa volta ci resterà per 7 anni.

Un destino incredibile, da poco celebrato anche al cinema dal film “The Lady”: quello di una donna che dalla famiglia alla libertà, nella sua vita ha sacrificato tutto a un solo obiettivo: l’affermazione non violenta della democrazia nel paese che suo padre aveva portato all’indipendenza.