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Inutile, inefficace, ingiusta. Così i sindacati spagnoli definiscono la riforma del lavoro del governo conservatore di Mariano Rajoy che vive la prima giornata di sciopero generale.

L’ottavo sciopero generale dall’inizio della democrazia arriva alla vigilia della presentazione da parte dell’esecutivo della finanziaria 2012 caratterizzata da una nuova stretta anti-deficit che comprende, tra l’altro, una riduzione dei costi dei ministeri tra il 14% e il 15%.

“Lo sciopero è la giusta risposta ad una riforma brutale del mercato del lavoro” ha detto Ignacio Fernandez Toxo, Segretario Generale delle Commissioni Operaie, il più grande sindacato spagnolo ad aver indetto lo sciopero assieme all’Unione Generale dei Lavoratori. La riforma del lavoro è stata varata lo scorso 11 febbraio.

“Sì, sono d’accordo: vediamo se ascoltano un po’ noi lavoratori” dice l’impiegata di un distributore di benzina a Madrid.

“Io non faccio sciopero. Sono una lavoratrice autonoma, credo che tutti quelli come me non faranno sciopero. In più non mi sembra il momento opportuno” spiega una residente della capitale spagnola.

A Madrid più del 70% dei treni metropolitani resterà fermo. La Spagna ha una disoccupazione record al 22,85%, ma sembra destinata entro l’anno ad eguagliare il record del 1994 arrivando al 24,5%.

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