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Strage di immigrati nel Mediterraneo. Il Consiglio d'Europa accusa l'Italia

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Strage di immigrati nel Mediterraneo. Il Consiglio d'Europa accusa l'Italia

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Li hanno lasciati al loro destino. 63 immigrati sono morti a marzo del 2011 al largo delle coste libiche perché nessuna delle imbarcazioni militari nelle vicinanze è voluta intervenire in soccorso. Un rapporto dell’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa punta il dito contro l’Italia e la Nato.

Secondo la relazione presentata a Bruxelles dalla senatrice dei verdi olandese Tineke Strik la Nato non ha risposto alle richieste di aiuto lanciate dai profughi. La fregata spagnola Méndez Núñez, sotto comando Nato, si trovava a sole undici miglia, ma gli spagnoli contestano la distanza.

Piu’ grave la posizione italiana. A trentasette miglia si trovava anche la nave militare Borsini. Secondo il rapporto del Consiglio d’Europa, gli italiani sarebbero stati i primi a ricevere l’allarme lanciato dal gommone che si trovava in acque libiche. Non essendoci un vero e proprio responsabile in quella zona in tempi di guerra, la responsabilità del soccorso spetta a chi ha raccolto il messaggio.

L’imbarcazione di fortuna con a bordo 72 profughi libici aveva lasciato le coste di Tripoli una settimana dopo l’inizio dei raid aerei internazionali contro il regime di Gheddafi. Quindici giorni dopo il battello ha approdato nuovamente sulle coste libiche, solo nove persone erano sopravvissute. Gli altri 63 immigrati, inclusi due bambini, sono morti di fame e sete in balia delle tempeste.

Dopo nove mesi di indagine il rapporto del Consiglio d’Europa ritiene credibili le testimonianze dei sopravvissuti, secondo cui un elicottero militare avrebbe gettato biscotti italiani e acqua agli immigrati, promettendo di tornare. Un’altra nave militare si sarebbe avvicinata senza intervenire.

Si chiede ora al Parlamento italiano e alla Nato di indagare sulle responsabilità. Il Parlamento europeo è invitato a raccogliere immagini satellitari. “Possiamo discutere quanto vogliamo di diritti umani – ha dichiarato Tineke Strik- ma poi se lasciamo la gente morire perché non ne conosciamo l’identità o perché viene dall’Africa, togliamo qualsiasi significato alla parola diritti umani”.