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Cuba: il papa e la visita del cambiamento

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Cuba: il papa e la visita del cambiamento

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Si tratta di una delle visite più difficili per Benedetto XVI.

Cuba resta uno degli ultimi bastioni del comunismo, e la fede, le Chiese in generale, sono state viste dalla rivoluzione con sospetto.

Il regime castrista si è proclamato socialista e in seguito ateo, per concedere una tregua nel 1992, quando nella Costituzione lo stato viene definito laico.

La visita di Benedetto XVI, che intende rinforzare la presenza della Chiesa cattolica, assume una dimensione fortemente politica.

Al santuario della Madonna del Cobre, simbolo, malgrado tutto, dell’unità di cubana, il messaggio del papa è stato un messaggio di pace.

In seguito al quarto Congresso del Partito comunista, nel 1991, e alle modifiche costituzionali del 1992, i rapporti tra Vaticano e Cuba migliorano, ma la vera svolta è rappresentata dalla visita di Giovanni Paolo II del 1998. La prima visita di un papa.

Il discorsco di Giovanni Paolo II, in cui non mancano i riferimenti ai danni di un capitalismo selvaggio, piace a Fidel Castro.

Aprendo al cattolicesimo, Fidel Castro sicuramente bada soprattutto ai propri interessi, ma è un fatto che da allora le istituzioni cattoliche hanno guadagnato terreno.

La Chiesa di Roma rivendica circa sette milioni di fedeli su una popolazione di 11 milioni e mezzo.
17 vescovi e 361 preti, 12 istituti scolastici, che vanno dalla scuola materna all’università, dove le iscrizioni sono oltre 1000.

Celebrazioni e riti sono diventati meno discreti, ma non solo la Chiesa è riuscita a rinforzare anche il proprio potere mediatico, sono 16 le pubblicazioni a firma cattolica, in un Paese dove i mass-media sono controllati dallo stato.

Adrian Lancashire, euronews:

-Cosa significa, secondo lei, la visita del papa per i cubani, è un punto di svolta?

Diana Alvear, corrispondente ABC:
“C‘è molto entusiasmo per la visita del papa, come 14 anni fa quando venne Giovanni Paolo II. Molti cubani mi hanno detto di sperare che il papa porti un messaggio di cambiamento.
Lo scopo ufficiale della visita riportare i fedeli nel gregge.Sono molti i cattolici, ma non sono ferventi praticanti.
Questa è la missione dichiarata del suo viaggio, ma naturalmente ci sono implicazioni politiche. D’altra parte non sono mancati i commenti politici di dissidenti e dello stesso papa”.

-Commnenti politici o sulla pace?

“Il papa è stato molto chiaro quando ha parlato di pace e fede. Sono le due cose di cui i cubani devono armarsi per il futuro. Ma le sta usando come un mezzo per dire a Cuba di essere una società più aperta.
Il discorso del papa è un discorso velatamente politico,
Con Giovanni Paolo II questo era piuttosto chiaro: diceva che Cuba doveva aprirsi al mondo e il mondo deve aprirsi a Cuba.
Dal momento che non è quello che è realmente accaduto, adesso si attende Benedetto XVI”.

-Benedetto XVI ha detto che la visita del suo predecessore, 14 anni fa, ha portato aria fresca a Cuba, da allora, a parte l’avvicendamento dei fratelli Castro, cosa è realmente cambiato?

“La speranza che si aveva era un cambiamento politico immediato, non è stato cosî. Con Raul abbiamo visto un’apertura dell’economia e questo ha contribuito a portare qualche cambiamento.
Molti cubani ci hanno confermato questo, hanno più soldi, possono andare al ristorante in hotel, cose così.
Ma non basta, molti chiedono un cambiamento che non sia solo economico, vogliono un cambiamento politico e sperano che Benedetto XVI spinga in questa direzione. Molti lo sperano, anche perché Raul Castro è molto più pratico del fratello e i tempi sembrano maturi”.

-Il clero ha mediato per i dissidenti, che tipo di influenza ha la Chiesa cattolica a Cuba, quale compromesso dovrebbe raggiungere?

“Questo è motivo di grande controversia perché come ho detto, la Chiesa è più forte da quando ha dei rapporti con il regime castrista e l agente spera che la Chiesa dià il via al cambiamento.
Ma c‘è molta preoccupazione e molte critiche indirizzate al cardinale Jaime Ortega perché ha negoziato il rilascio di circa un centinaio di dissidenti, che sono stati poi mandati in esilio in Spagna, molti hanno detto che non era giusto, che non avrebbe dovuto assecondare la decisione di Castro di cacciarli da Cuba. Per cui molti non creedono che la Chiesa sia in grado di portare a Cuba il cambiamento.
Il papa deve chiedere questo cambiamento”.

-Il papa arrivando ha detto il marxismo non è più attuale, ma a Cuba questa frase non è stata resa pubblica.
Si respira un’atmosfera marxista?

“A dirla tutta, appena scesa dall’aero, camminando per la città, ho visto molta propaganda.

Manifesti del Che, sue statue giganti, facciate con il viso del Che, nel centro de l’Avana.
Nella piazza della rivoluzione c‘è la statua di Josè Martì, eroe cubano è imponente. Il messaggio del regime cubano è chiaro. Si sente l’ideologia marxista, e quando incontri la gente, quando parli con i cubani, ti dicono che quello che hanno percepito negli ultimi anni è che quest’ideologia è passata di moda e che ci vuol eun cambiamento”.