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Il papa e il leader comunista. Fidel e Benedetto, per mezzora faccia a faccia

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Il papa e il leader comunista. Fidel e Benedetto, per mezzora faccia a faccia

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Uno è l’immagine del socialismo rivoluzionario latinoamericano, l’altro è l’uomo che ha sconfitto la Teologia della Liberazione. Fidel Castro e Benedetto XVI sono rimasti faccia a faccia per una mezzora, parlando di scienza e di attualità internazionale, non senza fare battute sulla loro età veneranda: 84 anni l’uno, 85 l’altro.
  
Quattordici anni dopo la storica visita di Giovanni Paolo II a l’Avana, una visita che aveva migliorato le relazioni tra la Chiesa cattolica e il regime comunista, di nuovo il papa ha rinnovato l’appello all’apertura e al cambiamento. Le riforme politiche, infatti, sono ancora attese.
 
L’opposizione lamenta il fatto di non aver potuto incontrare il pontefice, come d’altra parte nemmeno i familiari dei prigionieri politici. Oswaldo Paya, il più noto dei dissidenti cubani, denuncia anche un’ondata di arresti preventivi decisi dalle autorità:
 
“Il governo ha cancellato ogni spazio, parlando con arroganza e impunità, trattando cerimonie di massa come se fossero state manove militari. Ovvio che questo non ha niente a che fare col desiderio di pace espresso da Sua Santità”.
 
Solo qualche decina di donne, le donne in bianco, sono state autorizzate formalmente a manifestare durante la visita del papa.
 
Anche loro avrebbero preferito da parte del papa un gesto esplicito diretto ai prigionieri politici, dei quali sono le madri, le sorelle, le mogli.
 
“Vogliamo chiedere al Santo Padre di fare qualcosa per i prigionieri politici”. E al giornalista che chiede se la Chiesa non sia un po’ troppo collaborativa col governo, la donna nega una risposta, ma il suo sguardo è eloquente.
 
Una visita storica, quella di papa ratzinger nell’isola socialista. E chissà se se ne vdranno in futuro gli effetti.
 

Cuba alla ricerca di un “socialismo sostenibile”

“Non ci saranno riforme politiche a Cuba, ma un socialismo sostenibile”. E’ quanto dichiarato dal vicepresidente Marino Murillo dopo l’invito del Papa a costruire una società più aperta.

Murillo supervisiona le riforme avviate un anno fa per rilanciare la stagnante economia cubana. Il parlamento ha avallato misure che hanno aperto il mercato a piccole attività in determinati settori.

Cuba intende modernizzare il proprio modello economico e, dice Murillo, il paese è pronto ad ascoltare ogni consiglio che non venga imposto.

Alle riforme economiche non ne seguono sul piano dei diritti umani: Amnesty International denuncia un’intensificazione delle azioni contro i dissidenti.

Non è un caso quindi se le dame bianche, vedove, madri e spose dei prigionieri politici, hanno manifestato chiedendo di incontrare il Papa, in visita a Cuba.

Chiedono un minuto del suo tempo dal valore molto più ampio sul piano diplomatico.

La visita del papa a Cuba ha messo l’isola caraibica sotto i riflettori, alimentando le speranze di un cambiamento economico e e politico. Il presidente Raul Castro ha varato alcune riforme al sistema comunista, ma quanto lontano potrà andare? E che influenza la Chiesa cattolica potrà avere, in una società più aperta?

Per rispondere a queste domande, abbiamo parlato con la giornalista di Abc Christiane Amanpour, che si trova a l’Avana.

Euronews: La visita del papa, in che maniera potrà cambiare il futuro di Cuba?

Amanpour: Beh, è davvero difficile da dire. Io proverò a spiegare perché la gente ha un atteggiamento un po’ cinico. Sono stata qua 14 anni fa quando venne papa Giovanni Paolo II: tutti avevano grandi speranze, ma non è cambiato un granchè. Ci sono state, negli utlimi cinque anni, alcune riforme economiche, ma nessuna riforma politica. Ieri un ministro ha nuovamente detto che non ci saranno riforme politiche, ma che le riforme economiche continueranno. D’altra parte, quello che la visita papale del 98 ha promosso e si spera continui, è l’ampliamento del ruolo della chiesa cattolica sull’isola, rendendola l’unico fattore di cambiamento riconosciuto. Ma le cose vanno troppo piano, e non si intravede nessun tipo di esplosione in casa, nessuna sollevazione come quelle che abbiamo visto nel mondo arabo. Ecco sa sta accadendo al momento qui.

Euronews: La chiesa cattolica resta la più grande e influente istituzione di Cuba, a parte il governo, naturalmente. il Vaticano dice di aver avanzato numerose “richieste umanitarie” in occasione di questa visita, probabilmente in merito ai priginieri politici. Ma Raul Castro secondo lei ascolta?

Amanpour: Lo abbiamo chiesto, come tutti, allo staff papale. Ha affrontato il tema dei prigionieri? Ha affrontato questioni specifiche incontrando Raul Castro? Il portavoce ha confermato che questi temi sono sempre stati presenti nei discorsi del Papa, ma si è rifiutato di dare altre informazioni. E il Papa non è conosciuto per essere così diretto come il suo predecessore. E’ meno carismatico e diretto del suo predecessore, su questi aspetti. Ci vorrà ancora molto ma molto tempo prima che qui arrivi qualcosa di simile a una vera libertà politica.

Euronews: Per concludere, Christiane, abbiamo assistito ad alcuni incidenti durante la messa papale, quando un uomo ha cominciato a urlare basta con il comunismo, ed è stato portato via brutalmente dalle forze di sicurezza. Dissidenti poi hanno detto che l’uomo è stato duramente picchiato. Ci sono sue notizie, si sa dove si trovi?

Amanpour: No. Non ci sono notizie, anche lo staff del papa ha chiesto informazioni al governo e alle strutture che seguono l’attivitâ dei dissidenti. Ma nessuno ha notizie su cosa sia accaduto a quest’uomo. Ovviamente è una lezione per chiunque pensi di organizzare sollevazioni o di compiere gesti drammatici come questo. Sinceramente: in qualsiasi altro Paese, con un ospite di cosi alto livello – la scorta attorno a lui mentre sta incontrando un Presidente – se qualcuno saltasse fuori urlando, beh anche in un paese democratico sarebbe trascinato via. Il punto è sapere che fine abbia fatto questa persona, quale sia il suo destino. Ma al momento di questo non sappiamo niente”.