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Il terrorista di Tolosa era un lupo solitario, dice un esperto di sicurezza internazionale

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Il terrorista di Tolosa era un lupo solitario, dice un esperto di sicurezza internazionale

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Chi era veramente Mohamed Merah e quali sono i rischi potenziali di questi islamisti auto-indottrinati? Un ex agente segreto, esperto di terrorismo internazionale confronta l’attentato di Tolosa e quello in Norvegia. Intervista a Claude Moniquet, direttore dell’ESISC, a Bruxelles.

Euronews:
“Claude Moniquet, lei è un ex agente dei servizi segreti Francesi e dirige l’ESISC, il centro europeo per la sicurezza e l’intelligence strategica a Bruxelles. Mohamed Merah è morto a Tolosa e molte domande restano senza risposte. In particolare ci si chiede cosa lo legasse veramente alla nebulosa di Al Quaida. Secondo lei, era o meno teleguidato, integrato al movimentto della Jihad?

Claude Moniquet, direttore dell’ESISC:
“ C‘è un elemento che potrebbe legare Merah alle strutture della Jihad globale, ed è l’inadeguatezza del suo modo di vita e delle sue spese. Era un ragazzo che prendeva appena 400 euro al mese, che affittava due macchine al mese, che poteva acquistare armi, sembra molte armi, ma anche prodotti chimici che permettono di produrre esplosivi e che pagava per la sua abitazione, quindi la domanda degli inquirenti, è da dove vengano questi soldi. Ma che fosse un membro o meno dell’organizzazione, ho dei dubbi. Potrebbe essere stato un elemento che gravitava, un elettrone libero che gravitava intorno ad Al Quaida, e questo corrisponderebbe al profilo di lupo solitario”

Euronews:
“Questi lupi solitari hanno sostituito le strutture terroriste organizzate?”

Claude Moniquet, direttore dell’ESISC: “Non le hanno sostituite, ma si aggiungono al fenomeno, in effetti oggi quando si parla del movimento di Al Qaïda, si devono affrontare tre minacce. La prima minaccia, sono gli attentati di massa, quelli in stile 11 settembre, che possono essere organizzati solo da persone che hanno un cervello, e dei soldi, e del tempo, e questo vuol dire che è il cuore di Al Qaïda.
Il secondo pericolo sono le cellule, in Maghreb, in Arabia Saudita, nello Yemen, in Somalia, che possono attaccare gli interessi locali o stranieri sul posto ma anche da noi. Ad esempio l’attentato di Madrid, qualche anno fa, contro la presenza spagnola in Iraq. Il terzo rischio sono i terroristi home-grown, come dicono gli anglosassoni, i terroristi che sono nati da noi, che vivono da noi e tra cui troviamo lupi solitari”

Euronews. “Quanti di questi giovani terroristi che si sono formati in Afghanistan e in Pakistan vivono in Europa? Si ha un’idea dell’ampiezza del fenomeno e quali sono i paesi piu’ a rischio?

Claude Moniquet, direttore dell’ESISC:
“E’ molto difficile dare delle stime. In Francia, senza dubbio ci sono decine di persone, e a livello europeo alcune centinaia di persone potrebbero essere lupi solitari o integrare cellule terroriste aggressive”

Euronews: “Mohamed Merah si è radicalizzato da solo, attraverso la propaganda di alcuni siti internet. Questi siti sono sorvegliati. C‘è stata una disattenzione della Francia?

Claude Moniquet, direttore dell’ESISC:
“Quando questi siti sono identificati sono regolarmente tolti dal web. La situazione cambia a volte ogni giorno, in ogni caso tutti i mesi. I terroristi si scambiano gli indirizzi nei forum chiusi, si nascondono dietro altre attività. E’ molto difficile seguire il fenomeno”

Euronews:
“Qual è la differenza tra u Mohamed Merah e un Anders Breivik, se non l’ideologia dietro l’indottrinamento? “

Claude Moniquet, direttore dell’ESISC:
“Io credo che ci sia un evidente elemento in comune. Siamo di fronte a due psicopatici. Cio’ che li divide è l’ideologia e il pericolo che ne deriva.
Di personalità come Breivik legate alla corrente neo-nazista ce ne sono alcune in Europa. E’ una corrente molto sorvegliata, si puo’ pensare che ci saranno poche azioni. Sfortunatamente di islamisti radicali ce ne sono molti di piu’ e il rischio di azioni è nettamente piu’ importante dal punto di vista statistico”.