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Cercava la pace, ha trovato la morte: il ricordo del rabbino Jonathan

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Cercava la pace, ha trovato la morte: il ricordo del rabbino Jonathan

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A Tolosa si era trasferito perché ne amava la tranquillità. Dalla “città rosa” dove sognava di crescere i suoi figli, il rabbino Jonathan Sandler in patria se ne torna ora così: con due di loro ad accompagnarlo tra i fiori.

Della famiglia sorridente non restano ora che una vedova e una bimba di quattro anni senza il papà. Testimoni alla scuola Ozar Hatorah dicono che lui sia stato il primo a cadere, nel vano tentativo di fare da scudo ai figli Gabriel e Aryeh.

Dalla Gerusalemme che Jonathan aveva lasciato a settembre, una zia parla di tragedia nella tragedia: “Sono prove difficili da superare – dice – per me è un colpo durissimo, ho già perso una figlia in un attentato”.

Per i colleghi del centro di studi ebraici dove Jonathan insegnava, il conforto è nella religione. Un’ancora a cui si aggrappano anche parenti e amici.

“Ricevere la notizia di quanto accaduto è stato un colpo terribile – dice uno dei suoi cugini -. Non dobbiamo però dimenticare che ci sono cose che sfuggono alla comprensione umana. E’ Dio che ha voluto che andasse così. E dobbiamo confidare nel fatto che porterà dei frutti positivi”.

“Quando qualcuno viene ucciso così all’improvviso – gli fa eco un amico di Jonathan -, e per di più insieme a due bambini innocenti, non si può che pensare a un messaggio divino. Il segno che Jonathan era stato incaricato di una missione speciale e l’aveva portata a termine”.

Dalle vie di Gerusalemme a quelle di Tolosa, in sempre più si uniscono tuttavia al direttore della Ozar Hatorah nel denunciare con rabbia il montare dell’antisemitismo.