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Joachim Gauck, il pastore che fa scuola di democrazia

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Joachim Gauck, il pastore che fa scuola di democrazia

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Joachim Gauck, undicesimo presidente della Repubblica federale tedesca, porta con sé al palazzo Bellevue di Berlino una pagina importante della storia recente della Germania.

Joachim Gauck nasce a Rostock, nel nord est del paese, nel 1940, mentre infuria la Seconda guerra mondiale. Un periodo che ha segnato tutti i membri della famiglia Gauck. Il padre, capitano di marina, è condannato da un tribunale sovietico e deportato in Siberia, dove sconta quattro anni in una colonia penale, tra il 1951 e il 1955. Joachim cresce nell’odio verso i comunisti. Un sentimento viscerale, che lo distoglie dagli studi di giornalismo e filosofia, a cui era inizialmente orientato.

A 19 anni, si iscrive alla facoltà di teologia, in reazione alla dottrina marxista imposta nella RDA. Nel 1967, diventa pastore luterano. Rostock è una città in piena espansione, ma nelle nuove zone residenziali non ci sono chiese.

A differenza di quanto accade in Polonia, dove la Chiesa si oppone allo stato comunista, nella Germania dell’est i leader religiosi scelgono la linea del compromesso con le autorità politiche. Lo slogan degli uomoni di fede è “una chiesa nel socialismo”. Al di fuori della propria congregazione, Gauck si impegna anche nell’organizzazione di congressi con la Chiesa evangelica luterana.

Pur essendo sorvegliato dalla polizia segreta, come tanti in quel periodo, Joachim Gauck non offre pretesti per farsi arrestare. Le sue critiche al sistema restano sfumate. Nei dossier della stasi, è definito “incorreggibile anti-comunista”. Ma Joachim Gauck non è Vaclav Havel: non è disposto a rischiare il carcere per difendere le proprie convinzioni.

Il suo primo sermone esplicitamente critico nei confronti del governo risale al 19 ottobre 1989, il giorno successivo alla destituzione del capo dello stato, Erich Honecker. E i paladini dei diritti civili gli rinfacciano oggi di essere rimasto in silenzio troppo a lungo.

Nelle settimane successive, il pastore si trasforma in attivista politico. La sua battaglia: salvaguardare e aprire gli archivi della stasi. Alle prime elezioni libere del marzo 1990, diventa deputato nel partito di opposizione Alleanza 90. Si impegna allora per dissolvere il ministero per la Sicurezza dello stato.

Il 3 ottobre, giorno della riunificazione tedesca, è nominato commissario federale per gli archivi della Stasi. Sotto di lui, duemila funzionari. Rimarrà in carica dieci anni, conquistandosi la fama di difensore dei diritti umani. Il suo operato in quegli anni, e, a partire dal 2003, il suo ruolo alla guida dell’Associazione contro l’oblio e per la democrazia, gli valgono oggi rispetto e riconoscenza al di là delle frontiere tedesche. Lui stesso ama definirsi “professore di democrazia”, rifiutando ogni etichetta politica.

Sul fronte famigliare, Joachim Gauck e sua moglie sono separati da vent’anni. Da dieci, convive con una giornalista, pur senza aver contratto un nuovo matrimonio.