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Salam Fayyad: "L'acqua non è un bene a uso esclusivo dagli israeliani".

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Salam Fayyad: "L'acqua non è un bene a uso esclusivo dagli israeliani".

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A margine del sesto Forum Mondiale dell’Acqua, in corso a Marsiglia, in Francia, euronews ha incontrato
Salam Fayyad. Ai nostri microfoni il primo ministro dell’Autorità Nazionale Palestinese ha parlato della disputa che va avanti da anni tra israeliani e palestinesi sulle riserve d’acqua dolce e sullo sfruttamento delle falde freatiche. La tensione tra le due parti non è dunque soltanto per la terra, ma anche per il sottosuolo. Salam Fayyad ha poi fatto anche il punto sulla possibile nascita di uno Stato palestinese e sul ruolo che in tutto questo gioca l’ANP.

Mohammed Shaikkhibrahim, euronews:

“Primo Ministro dell’Autorità Nazionale Palestinese
Salam Fayyad, benvenuto su euronews. Lei è qui a Marsiglia per prendere parte al Forum Mondiale dell’acqua. Quali sono i problemi più pressanti che riguardano l’approvvigionamento dell’acqua nei territori palestinesi?”

Salam Fayyad, primo ministro dell’Autorità Nazionale Palestinese:

“La scarsità dell’acqua, sicuramente. Stiamo affrontando un’estrema carenza d’acqua. È chiaro che la mancanza di un’equa distribuzione conferma l’occupazione e i vantaggi di Israele e dei coloni. Questo compromette la vita dei palestinesi. In generale l’intera regione sta affrontando una carenza d’acqua che colpisce duramente soprattutto la Striscia di Gaza e la Cisgiordania. Sono qui perché
durante il Forum il governo francese presenterà un progetto importante: il primo ministro francese presenterà un progetto vitale e strategico per dissalare l’acqua della Striscia di Gaza. In generale nei territori palestinesi la quantità d’acqua destinata al consumo è inferiore al minimo accettabile, stabilito dall’Organizzazione mondiale della sanità. I palestinesi hanno circa settanta litri pro capite al giorno contro i cento stabiliti dall’OMS. Se facciamo un paragone, in Israele ne ricevono tre volte tanto. Nelle colonie c‘è un’enorme differenza tra gli israeliani e i palestinesi, soprattutto nella valle del Giordano dove la proporzione di acqua disponibile per i coloni è circa diciotto volte superiore a quella per i palestinesi”.

euronews:

“Lei dà la colpa a Israele perché controlla la maggior parte delle fonti d’acqua nei territori palestinesi, ma gli accordi di Oslo e soprattutto l’articolo 40 hanno legittimato gli israeliani a controllare la maggior parte delle fonti ed eccoci qui di nuovo a parlare degli stessi problemi. C‘è una sorta di contraddizione nel modo di agire dei leader palestinesi?”

Salam Fayyad:

“Gli accordi di Oslo non danno agli israeliani il diritto di usare l’acqua in questo modo scorretto. E quando parliamo di queste aree con fonti idriche condivise, possiamo dire che non hanno il diritto di sfruttare il 90% delle risorse in comune per il bene di Israele. E se così non fosse, adesso non saremmo
qui a discutere di questo argomento. Per noi questo atteggiamento fa parte del comando e del controllo legato all’occupazione israeliana. Nel 2011 Israele ha distrutto circa 46 infrastrutture idriche in Cisgiordania. Per esempio ha distrutto pozzi per la raccolta dell’acqua risalenti ai Romani. In più Israele non permette all’ANP di scavare pozzi per l’acqua senza prima ottenere permessi autorizzati da Israele. Per cui vorrei sapere come mai Oslo li ha autorizzati a fare tutto ciò, come mai Oslo ha permesso agli israeliani di sabotare i pozzi”.

euronews:

“Quali sono i principali problemi economici che l’Autorità Nazionale Palestinese deve affrontare?”

Salam Fayyad:

“L’economia nazionale palestinese è al di sotto della propria capacità produttiva, per cui è difficile creare posti di lavoro. La situazione migliorerebbe se non ci fosse un controllo politico israeliano. I contatti tra palestinesi e resto del mondo sono sottoposti alle restrizioni dovute alle procedure di occupazione. La nostra autorità non controlla i confini, non controlla i valichi di frontiera e i contatti
con il mondo esterno. Tutto viene sorvegliato da Israele attraverso un sistema di controllo e l’uso arbitrario di ogni forma di abuso. Il che limita la nostra possibilità di raggiungere la piena capacità di produzione. L’unica soluzione è la fine dell’occupazione”.

euronews:

“Lei ha dichiarato più di una volta che l’ANP è vicina
alla costituzione di uno Stato palestinese e ha anche fissato un programma per la costituzione dello Stato. Come ha intenzione di raggiungere questo obiettivo?”

Salam Fayyad:

“I preparativi per determinare uno Stato sono una cosa diversa dallo Stato stesso. Questa è un’altra questione. Il concetto di uno Stato indipendente
presuppone piena sovranità sull’intera zona occupata dal 1967 nella Striscia di Gaza, in Cisgiordania e a Gerusalemme est. Naturalmente questo richiede la fine dell’occupazione israeliana.
Noi abbiamo dichiarato di essere pronti e di questo, circa un anno fa, ci è stata testimone l’intera comunità internazionale”.

euronews:

“Intende dire che adesso siete pronti a istituire uno Stato palestinese?”

Salam Fayyad:

“La conferma arriva dalle relazioni di prestigiose istituzioni internazionali, dalla Banca Mondiale, dall’FMI e dall’Onu. Ci sono report che hanno esaminato le nostre istituzioni e hanno valutato la nostra capacità di fornire i servizi necessari a raggiungere questo obiettivo”.

euronews:

“L’Autorità Nazionale Palestinese non controlla la maggior parte dei territori palestinesi. Non c‘è piena sovranità nelle città in cui si assiste quotidianamente a episodi di violenza. Al tempo stesso i negoziati sono in stallo. La leadership palestinese sta pensando all’opzione di sciogliere l’ANP”?

Salam Fayyad:

“Non si tratta affatto di sciogliere l’ANP. L’ANP è fondamentalmente una fase di transizione che proseguirà fino a quando non raggiungeremo il nostro obiettivo: uno Stato. L’ANP non è un movimento filantropico, è il risultato di decenni di lotta. L’ANP è uno strumento di resistenza per consentire ai palestinesi di vivere in condizioni migliori. Quel che occorre è attirare l’attenzione della comunità internazionale su questo tema: l’ANP è uno strumento importante tramite il quale i palestinesi potranno riavere pieni diritti. L’ANP riuscirà a realizzare questo sogno”.