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Turchia: prescrizione per il massacro di Sivas del 1993

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Turchia: prescrizione per il massacro di Sivas del 1993

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L’archiviazione del processo su una delle più dolorose pagine della storia recente della Turchia scatena la rabbia in tutto il Paese. La polizia ha disperso con lacrimogeni le centinaia di manifestanti scesi in piazza ad Ankara e in altre città per protestare contro la decisione dei giudici dell’Alta Corte Penale, che hanno decretato la prescrizione per questo secondo procedimento relativo al massacro di Sivas del 1993.

L’opposizione accusa il partito del premier Recep Tayyip Erdogan di non avere mai lanciato una vera caccia per trovare i cinque imputati. “È una vergogna che non si siano potuti catturare i responsabili a causa della prescrizione – ha detto il leader del partito repubblicano Kemal Kilicdaroglu -. Non è possibile accettare una situazione simile. Questo verdetto non si addice a una Turchia libera, un Paese che attribuisce una tale importanza ai diritti umani”.

Il 14 luglio del 1993 a Sivas – Anatolia centrale – 33 scrittori, musicisti, poeti e filosofi – tutti aleviti – morirono soffocati e arsi vivi in un incendio appiccato da un gruppo di estremisti islamici all’hotel dove si erano radunati. Morirono anche due dipendenti dell’hotel e due militanti.

L’epidodio da anni avvelena le relazioni tra la maggioranza musulmana sunnita e la minoranza alevita. I famigliari delle vittime hanno già annunciato il ricorso in appello e, insieme agli attivisti dei diritti umani chiedono che al massacro sia riconosciuta la definizione di crimine contro l’umanità, al fine di impedire la prescrizione.