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Cina sotto accusa per le quote sulle terre rare

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Cina sotto accusa per le quote sulle terre rare

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L’accesso a 17 minerali noti come “terre rare” ha scatenato un contenzioso tra la Cina e le altre potenze industriali. Stati Uniti, Unione europea e Giappone hanno denunciato il governo di Pechino all’Organizzazione del commercio mondiale. L’accusa è di limitare le esportazioni di questi metalli pregiati, indispensabili per la costruzione di prodotti tecnologici, in violazione delle norme internazionali.

“Le imprese americane hanno bisogno di avere accesso alle terre rare della Cina – ha detto il presidente statunitense Obama – Se Pechino permettesse al mercato di auto-regolarsi, non avremmo obiezioni. Invece i cinesi impediscono che questo avvenga: le loro decisioni sono contrarie alle norme che hanno sottoscritto”.

Nel 2011, i prezzi all’esportazione delle terre rare cinesi sono scesi, dopo essere quadruplicati nei due anni precedenti. Pechino ha reagito imponendo limiti più bassi rispetto alle quote già prestabilite. Queste ultime prescrivevano un tetto di 30mila tonnellate per il 2012, lievemente al di sotto della soglia per il 2011. Ma in realtà, le esportazioni di metalli rari sono state molto inferiori a queste quote.

La Cina afferma che queste limitazioni sono dovute solamente alla necessità di amministrare le risorse disponibili, nel rispetto dell’ambiente. Liu Weimin, portavoce del ministero degli Esteri cinese: “Lo sfruttamento delle terre rare ha un impatto ambientale. Per proteggere le risorse naturali, garantendo uno sviluppo sostenibile, dobbiamo agire responsabilmente. Siamo convinti di essere in linea con le norme dell’Organizzazione del commercio mondiale”.

Questi metalli rari restano ancora poco sfruttati rispetto alla domanda mondiale. Uno dei motivi è che estrarre e raffinare le terre rare ha un impatto molto pesante sull’ambiente e anche sulle condizioni di lavoro degli operai.

La Cina soddisfa il 97% del fabbisogno mondiale di questi materiali, largamente impiegati nella produzione di energia pulita, nell’high-tech e nell’industria militare. Una posizione dominante che Pechino ha acquisito sia perché detiene il 35% delle riserve accessibili, sia perché perché è riuscita a sbaragliare la concorrenza di altri paesi, grazie alla propria manodopera a basso costo.