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Cambiare ma nel segno del padre. La sfida di Marine Le Pen

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Cambiare ma nel segno del padre. La sfida di Marine Le Pen

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Marsiglia: seconda città francese e tappa dei grandi meeting elettorali della candidata del Front National, Marine Le Pen. Il 4 marzo in tremila sono venuti per ascoltare e incontrare la presidentessa del partito di estrema destra, alle prese con una prima campagna presidenziale, nel segno di un padre sempre molto presente.

Le voci dei fan raccolte all’ingresso parlano di una donna “combattiva, tenace, eccezionale”. Una degna erede – dice qualcuno – della battaglia che da 30 anni i Le Pen conducono per la “gente comune”. Un diciottenne parla di lei come “incarnazione della Francia e del popolo”. Altri la considerano l’unica alternativa possibile all’omologazione dei candidati di Partito Socialista e UMP, François Hollande e Nicolas Sarkozy e altri ancora si compiacciono di toni e modalità del passaggio di consegne col padre. Una transizione che secondo loro risponderebbe non solo alle attese dei militanti, ma anche di molti francesi che “attendevano un cambiamento”, in vista delle presidenziali del prossimo 22 aprile.

Nel gennaio del 2011, Marine Le Pen succede alla presidenza del Front National: un partito che il padre Jean-Marie aveva guidato dalla sua nascita, nell’ottobre 1972.

Alle presidenziali del 2002 Jean-Marie Le Pen precede al primo turno il socialista Lionel Jospin, per poi essere sconfitto da Jacques Chirac, con oltre l’82% dei voti.

E’ nel solco del terremoto politico rappresentato dallo storico accesso al secondo turno, che la figlia Marine comincia a scalare la gerarchia interna del Front National. E a lavorare a un riposizionamento del partito agli occhi dell’opinione pubblica.

“Mio padre – spiegava lo scorso anno ai microfoni di euronews – ha risvegliato la coscienza di molti su una serie di problematiche che oggi investono appieno la Francia. Noi oggi vogliamo fare un passo avanti e costruire. Vale a dire: aprire il capitolo, nella storia del Front National, che ci porterà al potere. E’ questo il nostro obiettivo e serriamo i ranghi per poterlo raggiungere e dare seguito alle nostre idee”.

Tra i fan di Marine Le Pen che cominciano ad affollare la sala del meeting di Marsiglia c‘è anche il presidente del suo comitato di sostegno Gilbert Collard. “E’ una donna coraggiosa che si batte con tutte le sue forze – ci dice -. Una qualità di per sé già rara e per di più al servizio di convinzioni che non sono per di più improvvisate per fini elettorali”.

Città portuale con un forte tasso d’immigrazione, Marsiglia è con la sua regione uno storico feudo del Front National. Da mesi la città è inoltre protagonista delle cronache, per sempre più frequenti episodi di violenza.

“A l’assimilazione abbiamo cominciato a preferire l’integrazione – tuona dal palco Marine Le Pen -. All’integrazione abbiamo poi sostituito un atteggiamento del tutto permissivo verso gli stranieri ammessi in Francia. Stranieri oggi molto più numerosi di un tempo. Che ogni anno arrivano sempre più numerosi, e che troppo spesso sono talmente certi dei propri diritti, da imporre i loro costumi ai francesi”.

Poi il discorso si sposta sulla sicurezza.

“Quando vediamo dei quartieri interi, intorno ma ormai anche dentro le città, ormai in mano alla criminalità, e vediamo addirittura delle città fare la stessa fine… Allora sì, abbiamo di che allarmarci”.
“Marsiglia – prosegue Marine Le Pen – è diventata il triste simbolo della cocente sconfitta di Sarkozy sulla sicurezza… Che fine ha fatto il repulisti che aveva promesso?”.

Tra i suoi refrain di campagna, l’omologazione del candidato socialista François Hollande e di Nicolas Sarkozy. L’appetitoso bacino elettorale costituito dagli scontenti del presidente uscente, lo promuove però a suo nemico numero uno.

“Nicolas Sarkozy – attacca dal palco – ripete le promesse fatte e non mantenute nel 2007. Ormai non fa che questo… Ho registrato una trasmissione questa mattina… Non rovate che sembro ringiovanita da un po’ di tempo? E’ perché tutti i sabati faccio una cura che mi ringiovanisce di cinque anni: ascolto Nicolas Sarkozy fare le stesse promesse che nel 2007”.

Sacrificata ad attacchi a Sarkozy e discorso su immigrazione e sicurezza, la politica anti-europeista della candidata del Front National riesce comunque a ritagliarsi uno spazio sul palco.

“Appena eletta alla Presidenza della Repubblica – promette Marine Le Pen -, mi impegnerò, sotto l’egida di un nuovo ‘Ministero delle sovranità’, in una vasta rinegoziazione dei trattati europei. Un’operazione che porterò avanti con le nazioni amiche, con le nazioni europee che vedono crescere, come qui in Francia, il desiderio democratico di costruire, finalmente, l’Europa dei popoli”.

Nell’abbraccio col padre Jean-Marie, il simbolico gesto a cui poi affida il cuore del suo equilibrismo politico: iscrivere a pieno titolo il Front National nel rango dei partiti repubblicani, senza tuttavia tradirne origini e zoccolo duro.