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Siria. La responsabile ONU per gli aiuti si dice sconvolta dalla visita a Homs

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Siria. La responsabile ONU per gli aiuti si dice sconvolta dalla visita a Homs

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Homs è una città fantasma e completamente devastata. La responsabile dell’ONU per gli aiuti umanitari Valérie Amos è potuta entrare al seguito della Mezzaluna Rossa nel quartiere di Bab Amro, bastione della rivolta e non ha potuto incontrare nessuno nella zona che era stata in mano all’opposizione.
 
La missione di Amos è quella di ottenere l’accesso per gli aiuti umanitari internazionali nelle zone teatro della guerriglia e della repressione. L’inviata delle Nazioni Unite ha dichiarato di essere rimasta sconvolta da quanto ha visto.
  
Nella notte si è verificata la prima defezione di alto rango nella compagine del regime. Si è dimesso il vice ministro del petrolio Abdo Hussameddine. Hussameddine si è unito all’opposizione in segno di protesta, ha detto, per le violenze perpetrate contro la popolazione siriana.
 
“Spero che nessuno stia pensando seriamente di usare la forza – ha detto l’inviato speciale dell’ONU in Siria Kofi Annan - Una militarizzazione ancora maggiore non farebbe che peggiorare le cose”.
 
Se Annan parla di venti di guerra vuol dire che c‘è chi pone sul tavolo questa opzione. Anche il governo turco, che pure è un protagonista del campo anti Assad, si è detto contrario a un intervento esterno.
 
La tv siriana ha mostrato le armi che sarebbero state sequestrate a Homs. Ci sarebbero anche modelli di fabbricazione occidentale. L’accusa di Damasco è che sul suolo siriano stia già da ora avvenendo una guerra segreta di bassa intensità teleguidata dall’esterno. La Russia, con il suo rappresentante all’ONU, sembra sposare questa tesi: 
 
“Abbiamo informazioni secondo le quali in Libia, con il sostegno delle locali autorità, esiste un centro di addestramento per i rivoluzionari siriani – ha detto l’ambasciatore Vitaly Churkin - Gli agenti vengono poi inviati in Siria per attaccare il governo legale. Sono attività che destabilizzano il medioriente. Riteniamo che Al Qaida sia in Siria. Il punto per noi è questo: l’esportazione delle rivoluzioni non sta diventando l’esportazione del terrorismo?”
 
Tripoli non ha fatto commenti. La Libia è stato uno dei primi stati a riconoscere il Consiglio Nazionale Siriano e il mese scorso ha deciso di allocargli aiuti per l’equivalente di 75 milioni e mezzo di euro.