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Giappone: la vita ancora al ritmo di Fukushima

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Giappone: la vita ancora al ritmo di Fukushima

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A quasi un anno dalla tripla catastrofe che fece più di venti mila morti, il Giappone cerca una difficile ripresa.

La pesca è tra le attività più colpite dal dopo-Fukushima.

Nonostante le rassicurazioni delle autorità e i livelli radiottivi in calo, nessuno compra il pesce pescato in un mare contaminato.

“Il morale è a terra, vogliamo che la pesca riprenda il più presto possibile, dice il pescatore Kimzaburo Shiga, “Ciò che riguarda la sicurezza del cibo ci preoccupa più delle radiazioni. Il monitoraggio ci viene in aiuto, speriamo che un giorno i consumatori tornino a mangiare il delizioso pesce locale”.

Con l’emergenza nucleare ancora non completamente risolta, i controlli sono sistematici.

E non solo sul cibo. Perché Fukushima, oltre alle abitudini alimentari, sta cambiando anche le politiche energetiche del Giappone e persino la maniera di vivere e di giocare dei bimbi che hanno detto addio all’aria aperta.

“Molte persone sono preoccupate dalle radiazioni. I genitori non vogliono che i loro figli giochino all’esterno”, spiega Takeru Fukawa che lavora nel centro supportato dalla Croce Rossa, “Per cui abbiamo realizzato questo spazio apposito in cui i bambini possono giocare e correre”.

Una struttura provvisoria e già chiusa, in attesa di un centro permanente che dovrebbe essere costruito a breve per i bambini della prefettura di Fukushima.