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Francia, elezioni: Mélenchon, quella di Marine Le Pen è demenza

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Francia, elezioni: Mélenchon, quella di Marine Le Pen è demenza

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Il 22 aprile e il 6 maggio i francesi eleggeranno il loro presidente, in piena crisi economica e finanziaria.

Jean luc Mélenchon, candidato del Front de gauche, è entrato tuonando nella campagna elettorale, bastonando i ricchi, gli speculatori, l’Europa, la finanza internazionale. Un populista? Lui giura di no. Il suo più grande avversario? Marine Le Pen, candidata del Front National.

A margine di una sessione del parlamento europeo a Strasburgo incontriamo il candidato del Front de Gauche, che riunisce fra gli altri il Partito Comunista e il Partito della Sinistra, di cui a fine 2008 proprio Mélenchon fu uno dei fondatori.

È nel 2009 che si data il suo ingresso al parlamento europeo.

“Essere qui è desolante”, racconta, “È un parlamento che non può in alcun modo proporre una legge. È il solo al mondo di questo tipo, privo di iniziativa legislativa. Non ha alcun diritto sul mercato interno e la fiscalità, nessun diritto! Non ne può discutere, non è di sua competenza. È vietato dal Trattato di Lisbona. E naturalmente non può cambiare il trattato”.

“È un trattato che sta uccidendo l’Europa”, prosegue Mélenchon, “Nel 2005 ci è stato proposto il trattato costituzionale, e abbiamo votato no. Nicolas Sarkozy, una volta eletto, l’ha fatto a pezzi, l’ha poi messo in un sacco, l’ha rimescolato, l’ha gettato sul tavolo. L’ha incollato e ha detto ‘firmiamo’”.

Militante nel Partito socialista, la vicinanza ai movimenti neo-giacobini e ecologisti, lo porterà alla campagna del 2005 contro il trattato costituzionale europeo e alla rottura con il PS.

Sono le 12.43. A Strasburgo il deputato europeo deve pronunciarsi su numerose questioni.

Come la maggior parte dei suoi colleghi, Mélenchon lascia l’emiciclo senza assistere alle spiegazioni da protocollo che seguono. L’assemblea si svuota in meno di 10 minuti.

Nel suo tour elettorale a Strasburgo c‘è la visita ad un centro sanitario nel quartiere popolare di Neuhof. Questa “maison de la santé” è stata voluta dal sindaco socialista per compensare la cronica mancanza di personale qualificato nei cosiddetti quartieri difficili.

Istruzione e salute sono due punti chiave del programma del candidato del Front de gauche, due temi che considera essere i grandi assenti dal dibattito pubblico.

L’occasione si presta anche per un attacco di Mélenchon a Marine Le Pen: “Le voglio rovinare la campagna elettorale, è del tutto evidente. Ciò che racconta è assurdo, non ha alcun senso. La demenza è una malattia, non è un’offesa. C‘è chiaramente, chiaramente qualcosa che non va. Ha bisogno di detestare qualcuno per definirsi, dovrebbe avere un supporto psicologico qui. Ne ha bisogno chi per definire se stesso deve odiare gli altri”.

Il suo programma è estremamente ambizioso, e suona note discordanti con la realtà della crisi economica vissuta dall’Europa: salario minimo di 1700 euro, ritorno della soglia dei 60 anni per la pensione, trasformazione dei contratti a tempo determinato in indeterminato.

“Non ho paura né dei successi né degli insuccessi”, dice Mélenchon, “Il Front de gauche ha un programma di rottura del sistema, dirompente a sinistra, attraverso la spartizione delle risorse, la ‘definanziarizzazione’ dell’economia, le politiche ecologiche, rispecchiando le aspettative della società che non si identifica nelle altre candidature. Non ho creato una banda di ‘groupies’. Negli incontri che organizzo non si grida il mio nome, ma degli slogan politici”.

“Perché voglio diventare presidente della repubblica?”, dichiara ancora Mélenchon, “Perché questa funzione cessi di esistere, è assurda. Una specie di grottesca monarchia quinquennale. Le democrazie moderne devono essere parlamentari, con un’opportuna dose di proporzionale che permetta al popolo di sentirsi rappresentato. Se sarò eletto convocherò un’assemblea costituente per dare vita a un regime parlamentare, e sarò l’ultimo presidente della Quinta Repubblica. Andrò a gettare le chiavi dell’Eliseo nella Senna”.