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I talk

Presentato da Isabelle Kumar

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Dopo la seconda guerra mondiale, la giustizia è diventata internazionale: i criminali di guerra sono giudicati non più soltanto per i crimini contro le vittime, ma anche per quelli contro l’umanità. Ma le istanze che portano i criminali in tribunale sono davvero efficaci? E sono obiettive? Alle vostre domande risponde Serge Brammertz, Procuratore presso il Tribunale penale internazionale per la ex Jugoslavia, in collegamento dall’Aja.

Alex Taylor: Serge Brammertz, buongiorno e grazie per aver accettato il nostro invito.

Serge Brammertz: Buongiorno.

Taylor: Spazio ora alle domande dei telespettatori di euronews: ecco la prima in questa puntata di I Talk:

Miriam, Belgio: “Buongiorno, mi chiamo Miriam e sono belga. Vorrei sapere se il Tribunale ha il diritto di processare i criminali di tutto il mondo. E anche se le persone possono rivolgersi a voi”.

Brammertz: Il Tribunale per la ex Jugoslavia ha una competenza limitata ai territori della ex Jugoslavia. E’ stato creato nel 1993 dal Consiglio di sicurezza dell’Onu per processare i principali responsabili di crimini come genocidio, crimini di guerra e crimini contro l’umanità commessi sui territori della ex Jugoslavia.

Taylor: Chi può rivolgersi al Tribunale? Un individuo, uno stato?

Brammertz: No. Dal momento che il Tribunale è un’emanazione del Consiglio di sicurezza dell’Onu, allora tutti i paesi che fanno parte delle Nazioni Unite hanno l’obbligo di cooperare con noi, ma quando inoltriamo una richiesta. E’ l’ufficio del Procuratore che avvia le inchieste e che decide quali fascicoli far arrivare ai giudici e quali trasferire alle giurisdizioni nazionali.

Taylor: Seconda domanda da Bruxelles.

Florence, Belgio: “Buongiorno, mi chiamo Florence, sono belga e abito a Bruxelles. La mia domanda è la seguente: Il TPI è davvero indipendente, considerando che è in parte finanziato dalla Nato? O succede talvolta che subisca delle pressioni?”

Taylor: In altre parole, siete troppo filo-occidentali? In passato ci sono state critiche a questo riguardo.

Brammertz: E’ del tutto sbagliato dire che siamo finanziati dalla Nato. Siamo un’emanazione del Consiglio di sicurezza, quindi siamo finanziati dal budget delle Nazioni Unite: un budget che viene discusso e stanziato ogni due anni. Siamo obiettivi? Certo che lo siamo. Abbiamo giuristi, magistrati, inquirenti e analisti che vengono da 65 paesi diversi. Nella maggioranza dei casi hanno alle spalle un’esperienza in istanze nazionali e sono professionisti che lavorano in modo indipendente e imparziale.

Taylor: Da chi siete nominati?

Brammertz: Il procuratore è nominato dal Consiglio di sicurezza su proposta del Segretario generale delle Nazioni Unite.

Taylor: Terza domanda per Serge Brammertz.

Laurie, Francia: “Buongiorno, mi chiamo Laurie, sono francese e vorrei sapere se il TPI ha la facoltà di giudicare i militari americani che hanno commesso crimini in Afghanistan o in Iraq o addirittura presidenti come Bush, che ha deciso di invadere altri paesi senza avere alcuna prova per giustificare un’invasione”.

Taylor: Ecco una domanda che riprende i temi delle prime due.

Brammertz: Come ho detto prima, il Tribunale per la ex Jugoslavia ha una competenza territoriale molto limitata, rispetto ai crimini commessi sui territori dei paesi della ex Jugoslavia. All’Aja c‘è anche la Corte penale internazionale, che rappresenta una giurisdizione permanente e che ha una competenza molto più vasta, per i crimini commessi in tutti i paesi che hanno ratificato lo Statuto di Roma, da cui la Corte è stata creata. Ma la Corte è competente anche per le questioni che le sono state affidate dal Consiglio di sicurezza ed è questo il caso del Sudan e della Libia.

Taylor: Altra domanda, che ci è giunta per iscritto: “Pensa che la Croazia abbia fatto abbastanza per aiutare a far luce sui crimini commessi contro i serbi?”

Brammertz: In generale, direi che è estremamente importante che, negli anni a venire, in Serbia, in Croazia e in Bosnia siano effettuate molte più inchieste a livello nazionale. Direi che è questa la sfida per i prossimi anni. Ci sono centinaia, anzi migliaia, di dossier che aspettano di essere esaminati e portati in giustizia, e la sfida è questa: ci sono anche casi di crimini commessi in Croazia e di crimini commessi contro la comunità serba, sia in Croazia che in altri paesi.

Taylor: Ma i serbi hanno l’impressione che sia sempre contro di loro che vengono aperti questi processi.

Brammertz: In linea generale, direi che c‘è sempre una forte componente di nazionalismo nei paesi della ex Jugoslavia, e questo rimane un problema. E’ tragico constatare che, spesso, persone che vengono incriminate per genocidio, crimini di guerra e contro l’umanità, anche dopo la loro condanna in prima istanza e in appello, mantengono un forte sostegno da parte dell’opinione pubblica. Forse è anche un problema di comunicazione da parte nostra, ma è anche il rifiuto di accettare che persone, considerate come degli eroi durante gli anni della guerra, sono di fatto persone che hanno abusato della fiducia delle popolazioni nella ex Jugoslavia e sono oggi condannati per le loro responsabilità nei crimini commessi.

Taylor: Passiamo alla prossima domanda: “Ha ancora ragione di esistere il Tribunale penale internazionale? Che senso ha mantenerlo aperto? E’ ancora utile?

Brammertz: In effetti, abbiamo chiuso il capitolo dei latitanti. Come sapete, gli ultimi latitanti, Mladic e Hadzic, sono stati arrestati nel 2011. Ma da qui a dire che il lavoro è ultimato ce ne passa. Il processo a carico di Karadzic è in pieno svolgimento e quelli per Mladic e Hadzic devono ancora cominciare. Quindi ci sarà certamente molto lavoro ancora per qualche anno.

Taylor: Nuova domanda.

Joseph, Belgio: “Buongiorno, mi chiamo Joseph, sono belga di origine congolese e sento spesso parlare in tv del TPI. Mi chiedo perché molti accusati non credono al potere del tribunale?”

Brammertz: Non so se la domanda si riferisce al TPI o piuttosto alla Corte penale internazionale, dal momento che viene da un cittadino congolese e che ci sono diversi dossier alla Corte penale internazionale che si riferiscono a crimini commessi nei territori del Congo… Quindi non sono sicuro che la persona che ha posto la domanda faccia davvero riferimento al Tribunale per la ex Jugoslavia…

Taylor: Ultima domanda per Serge Brammertz.

Daana, Vietnam: “Mi chiamo Daana e sono di origine vietnamita, sono venuta in Belgio come rifugiata politica. Se si giudicano i criminali di guerra, non bisogna dimenticarsi dei complici. Senza complici, i criminali di guerra non possono fare niente, sono soli… Penso alla Liberia, alla Costa d’Avorio, alla Tunisia o all’Algeria… e anche a Mubarak. Queste persone meritano la morte, ma purtroppo hanno anche dei complici, senza i quali non avrebbero potuto commettere quei crimini”.

Taylor: Cosa fare contro chi si rende complice dei criminali?

Brammertz: Certamente, è una delle grandi sfide che necessitano una cooperazione tra la giustizia internazionale e le giustizie nazionali. A livello internazionale, è evidente che si può perseguire soltanto un numero limitato di persone e, di solito, sono i più alti responsabili. Per quanto concerne il nostro tribunale, ci sono stati atti di accusa a carico di 161 persone, nella maggior parte dei casi dei generali, dei presidenti, dei ministri. E’ vero che è molto importante perseguire chi ha avuto una responsabilità a livello operativo, o a livelli intermedi. Per quanto riguarda il Tribunale per la ex Jugoslavia, abbiamo una cooperazione abbastanza intensa e positiva con le organizzazioni che si occupano di crimini di guerra in Serbia, Croazia e Bosnia. Quindi, da questo punto di vista, siamo a posto. Ma sono d’accordo con chi ha fatto la domanda, per quanto concerne tutta una serie di casi che interpellano la Corte Penale internazionale, quindi l’altra istanza internazionale all’Aja. Ci sono mandati di arresto internazionali, ma molta poca azione a livello nazionale e questo è un problema.

Taylor: Grazie per aver risposto alle domande dei telespettatori. Vi dò appuntamento per la prossima edizione di I Talk, dal parlamento europeo a Bruxelles. A presto.

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