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Patto fiscale europeo: rigore e crescita

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Patto fiscale europeo: rigore e crescita

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Per uscire dalla crisi l’Europa sceglie il rigore. Il patto fiscale siglato dai Paesi dell’Unione impone limiti e nuovi parametri ai bilanci nazionali. Obiettivo: la crescita.
Confermati i vecchi fattori di stabilità: il deficit resta al 3% del Pil, ma l’attenzione si sposta sul deficit strutturale che non deve superare lo 0,5%, il mancato rispetto di questo obiettivo implica un’azione correttiva. Anche il debito pubblico resta al 60%, ma é imposto l’abbattimento di un ventesimo all’anno per la quota che eccede. Inseriti anche dei meccanismi automatici di adeguamento. Questi diktat di austerità diventeranno legge e la Corte di giustizia europea ne sorveglierà il rispetto. Il nuovo patto fiscale entrerà in vigore entro il 2017. La crisi dei debiti sovrani, il caso Grecia e la minaccia di allargamento a Spagna, Portogallo e Italia, i declassamenti delle agenzie di rating e infine la minaccia di implosione dell’euro sono state le ragioni che in un anno hanno bruciato in borsa centinaia di miliardi di euro. Il consolidamento fiscale punta a far ripartire l’economia, in un momento in cui le banche si mostrano, invece, ancora diffidenti.