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Iran: una campagna elettorale sbiadita

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Iran: una campagna elettorale sbiadita

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Una campagna elettorale piatta, senza una vera competizione e basata sulla retorica islamica. In Iran il primo scrutinio dalle controverse presidenziali del 2009 vede contrapposti i sostenitori della guida suprema Ali Khamenei, sempre mostrato assieme a Khomeini e quelli del presidente Ahmadinejad.

L’opposizione riformista, i cui leader sono agli arresti domiciliari, chiede il boicottaggio del voto da cui è stata tagliata fuori. Per molti iraniani le elezioni non sono la prima preoccupazione.

“L’attuale situazione economica ha un peso enorme nella vita quotidiana”, dice un elettore. “Le elezioni non suscitano interesse a causa dell’aumento dei prezzi, specialmente negli ultimi due mesi. Non saranno appassionanti come in passato”.

Negli ultimi diciotto mesi le condizioni dell’economia iraniana sono peggiorate. Ufficialmente l’inflazione è al 21 per cento, al 50 invece per gli oppositori di Ahmadinejad.

Decine di migliaia di iraniani hanno perso il lavoro, a causa delle nuove sanzioni che hanno colpito il settore petrolifero e gli istituti finanziari della Repubblica islamica.

A questo si aggiunge l’abolizione dei sussidi per i beni di prima necessità e i carburanti, che ha alimentato il malcontento contro il governo.

“A causa dei problemi economici che sopportiamo, non ho mai votato”, dice un altro elettore. “Non credo che il voto della gente come me possa avere un impatto sulle elezioni, perché non c‘è nessuno che mi rappresenti, nessuno per il quale io possa votare. Non c‘è nessuno che possa parlare a nome mio in parlamento o alla presidenza”.

Da dicembre, il rial ha perso la metà del proprio valore rispetto al dollaro, nonostante le misure decise dalla banca centrale per sostenere la moneta nazionale. Gli iraniani non sanno più cosa fare per mettere al riparo i propri risparmi. Il governo dal canto suo minimizza l’impatto delle sanzioni internazionali.

“I nostri singoli voti avranno un peso significativo, al cento per cento”, afferma uno studente. “Secondo me è il momento giusto per essere presenti sulla scena. Io voterò, sicuramente”.

E’ prevista una scarsa affluenza nelle città, dove il malcontento è più forte.