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Tentazioni da superpotenza? Mosca e le sirene del passato

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Tentazioni da superpotenza? Mosca e le sirene del passato

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Per la platea della Conferenza di Monaco sulla difesa è una doccia fredda. Mai, in quel febbraio 2007, i politici statunitensi avrebbero immaginato di sentirsi apostrofare così: “Non potete atteggiarvi a Dio Onnipotente – dice dal palco l’allora presidente russo Putin – e prendere decisioni al posto delle Nazioni”.

Parole in seguito alle quali l’incontro passò alla storia di molte cronache, come inizio di una nuova guerra fredda. Fantasmi del passato che il numero uno del Pentagono cercò di esorcizzare, scherzandoci su.

“Uno degli interventi di ieri – commenta l’indomani il Segretario alla difesa statunitense, Robert Gates – mi ha fatto quasi venire la nostalgia di un’epoca molto più elementare”.

Tutto cambia l’anno successivo con l’avvio dell’offensiva russa in Georgia. Robert Gates torna a evocare insistenti echi di un passato che non passa. Ma questa volta senza scherzare. “Putin – dice – è interessato a riaffermare le tradizionali sfere d’influenza della Russia”.

Ma è davvero questo l’intento del leader russo? La profezia di Robert Gates si è nel frattempo avverata? E ancora: l’influenza del Cremlino è all’altezza dei suoi fastosi arredi, oppure ormai l’ombra di quella di un tempo?

Nessuna nostalgia del passato, assicura Alexey Poushkov. Il presidente della Commissione esteri della Duma risponde anzi per le rime a Washington.

“Riacquistare lo status di superpotenza – dice ai microfoni di euronews – non interessa alla Russia. Al mondo c‘è ora una sola superpotenza. E ha già enormi problemi a gestire le responsabilità che ne conseguono…”.

C‘è comunque un merito che anche molti dei suoi detrattori riconoscono a Vladimir Putin: quello di aver fatto uscire la Russia da un cono d’ombra, riportandola alla ribalta della scena internazionale. L’analista politico Fyodor Loukyanov è uno di loro.

“I timori nei confronti della Russia – dice – sono considerevolmente aumentati nel mondo. Allo stesso tempo, la Russia è però ora considerata un importante attore della politica internazionale. Una situazione molto diversa rispetto a prima dell’ascesa di Vladimir Putin”.

Tra i più fedeli indicatori del peso internazionale di Mosca sono da sempre state le sue relazioni con Washington. Un termometro negli anni precedenti spesso assestato su temperature molto rigide. Venti gelidi, che neanche le politiche poi adottate da Dmitri Medvedev sembrano riuscire a spazzare.

Alla domanda di un giornalista su chi guidi veramente la Russia, il presidente degli Stati Uniti Obama risponde con un pizzico di imbarazzo:
“Per quanto ne so – dice -, il presidente Medvedev è il Presidente e il primo ministro Putin è il Primo ministro”.

Al termine del mandato presidenziale di Medvedev, il decisionismo aggressivo della prima ora pare archiviato. Le ruggini riaffiorano tuttavia sul piano della retorica.

“Ogni critica delle politiche statunitensi – ci dice ancora Poushkov – viene bollata di ‘antiamericanismo’. Immaginate di essere a casa, quando venite a sapere che gli Stati Uniti iniziano a bombardare qualcuno nel mondo. Basta dirsi indignati, per sentirsi tacciare di antiamericanismo”.

Le incomprensioni con l’Occidente non affonderebbero però le radici nella sola storia. Tra i detrattori di Putin c‘è chi sostiene che ad alimentarle siano anche le convinzioni dell’oggi Primo ministro russo.

“La sua sfiducia nei confronti degli Stati Uniti – dice ancora Loukyanov – è molto profonda. E’ un suo tarlo, una convinzione estremamente radicata e basata non solo su idee astratte, ma sulle relazioni che ha intrattenuto con Washington durante i suoi due mandati presidenziali”.

Per quanto storicamente molto meno avversa a Mosca di Washington, anche l’Europa si scopre terreno di coltura di un crescente scetticismo. Il tedesco Werner Schultz arriva a sollecitare l’Europarlamento a interrogarsi sulla necessità di ripetere le contestate elezioni alla Duma del 4 dicembre.

“Se la Russia proseguirà su un cammino democratico – dice Schultz -, potrà tornare un centro di gravità. Se la Russia invece proverà a riaffermarsi come superpotenza, tentando di soggiogare altri paesi, imponendo loro la sua autorità, allora potrebbe diventare pericolosa”.

Un altolà, quello di Schultz, che sembra indirettamente ispirare la risposta di recente scandita da Putin alla folla dei suoi sostenitori:
“Non permetteremo a nessuno di ingerire nei nostri affari, né di imporci la sua volontà. Perché noi, abbiamo una nostra volontà indipendente”.

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Per la platea della Conferenza di Monaco sulla difesa è una doccia fredda. Mai, in quel febbraio duemilasette, i politici statunitensi avrebbero immaginato di sentirsi apostrofare così.

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Vladimir Putin, Russian President

“Non potete atteggiarvi a Dio Onnipotente e prendere decisioni al posto delle Nazioni”.

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Parole in seguito alle quali l’incontro passò alla storia di molte cronache, come inizio di una nuova guerra fredda. Fantasmi del passato che il numero uno del Pentagono cercò di esorcizzare, scherzandoci su. (12/11)

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Robert Gates, US Secretary of Defense (2006-2011):

“Uno degli interventi di ieri mi ha fatto quasi venire la nostalgia di un’epoca molto più elementare” (5/5)

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Tutto cambia l’anno successivo con l’avvio dell’offensiva russa in Georgia. Robert Gates torna a evocare insistenti echi di un passato che non passa. Ma questa volta senza scherzare. (10/12)

00:43 Robert Gates, US Secretary of Defense (2006-2011):

“Putin è interessato a riaffermare le tradizionali sfere d’influenza della Russia”. (5/8)

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Ma è davvero questo l’intento del leader russo? La profezia di Robert Gates si è nel frattempo avverata? E ancora: l’influenza del Cremlino è all’altezza dei suoi fastosi arredi, oppure ormai l’ombra di quella di un tempo? (12/13)

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Nessuna nostalgia del passato, assicura Alexey Poushkov. Il presidente della Commissione esteri della Duma risponde anzi per le rime a Washington. (8/7)

01:12
Alexey Poushkov, Head of Douma international committee:

“Riacquistare lo status di superpotenza non interessa alla Russia. Al mondo c‘è ora una sola superpotenza. E ha già enormi problemi a gestire le responsabilità che ne conseguono…” (10/10)

01:22

C‘è comunque un merito che anche molti dei suoi detrattori riconoscono a Vladimir Putin: quello di aver fatto uscire la Russia da un cono d’ombra, riportandola alla ribalta della scena internazionale. L’analista politico Fyodor Loukyanov è uno di loro. (14/16)

01:38Fyodor Loukyanov, Political analyst

“I timori nei confronti della Russia sono considerevolmente aumentati nel mondo. Allo stesso tempo, la Russia è però ora considerata un importante attore della politica internazionale. Una situazione molto diversa rispetto a prima dell’ascesa di Vladimir Putin”. (15/16)

01:54

Tra i più fedeli indicatori del peso internazionale di Mosca sono da sempre state le sue relazioni con Washington. Un termometro negli anni precedenti spesso assestato su temperature molto rigide. Venti gelidi, che neanche le politiche poi adottate da Dmitri Medvedev sembrano riuscire a spazzare. (18/19)

02: 13
(a journalist)

“Chi guida veramente la Russia, il Presidente o il Primo ministro Putin?” (4/3)

02:16
Barack Obama, US president:

“Per quanto ne so, il presidente Medvedev è il Presidente e il primo ministro Putin è il Primo ministro”. (5/7)

00:23

Al termine del mandato presidenziale di Medvedev, il decisionismo aggressivo della prima ora pare archiviato. Le ruggini riaffiorano tuttavia sul piano della retorica. (9/9)

02:32
Alexey Poushkov, Head of Douma international committee:

“Ogni critica delle politiche statunitensi viene bollata di ‘Antiamericanismo’. Immaginate di essere a casa, quando venite a sapere che gli Stati Uniti iniziano a bombardare qualcuno nel mondo. Basta dirsi indignati, per sentirsi tacciare di antiamericanismo”. (15/14)

02:46

Le incomprensioni con l’Occidente non affonderebbero però le radici nella sola storia. Tra i suoi detrattori c‘è chi sostiene che ad alimentarle siano anche le convinzioni dello stesso Putin. (11/12)

02:58
Fyodor Loukyanov, Political analyst

“La sua sfiducia nei confronti degli Stati Uniti è molto profonda. E’ un suo tarlo, una convinzione estremamente radicata e basata non solo su idee astratte, ma sulle relazioni che ha intrattenuto con Washington durante i suoi due mandati presidenziali”. (13/20)

03: 18

Per quanto storicamente molto meno avversa a Mosca di Washington, anche l’Europa si scopre terreno di coltura di un crescente scetticismo. Il tedesco Werner Schultz arriva a sollecitare l’Europarlamento a interrogarsi sulla necessità di ripetere le elezioni alla Duma. Il risultato che ottiene è però un effetto boomerang. (18/20)

03:38
Werner Schultz, MEP, greens:

“Se la Russia proseguirà su un cammino democratico, potrà tornare un centro di gravità. Se la Russia invece proverà a riaffermarsi come superpotenza, tentando di soggiogare altri paesi, imponendo loro la sua autorità, allora potrebbe diventare pericolosa”. (15/20)

03:59

Un altolà, quello di Schultz, che sembra indirettamente ispirare la risposta di recente scandita da Putin alla folla dei suoi sostenitori. (8/10)

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Vladimir Putin, Russian Prime Minister

“Non permetteremo a nessuno di ingerire nei nostri affari, né di imporci la sua volontà. Perché noi, abbiamo una nostra volontà indipendente”. (8/10)

04:19 (Crowd clapping)

04:24 FIN