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La Russia a un bivio dopo voto per presidenziali

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La Russia a un bivio dopo voto per presidenziali

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Tra i cinque candidati che aspirano a diventare presidente della Russia, l’attuale primo ministro Vladimir Putin è dato per vincente già al primo turno. Si tratterebbe del suo terzo mandato presidenziale.

La campagna elettorale è stata seguita con attenzione dai cittadini stranieri in Russia come Gilles Chenesseau, vice presidente della Camera di Commercio franco-russa e direttore di un’agenzia tursitica, nel paese dal 1981; come Maria Pilar Bonet, corrispondente per il quotidiano spagnolo El Pais, arrivata a Mosca nel 1984; e come Toni Halpin, dal 2005 a capo dell’ufficio di corrispondenza del britannico Times.

Tutti e tre sono convinti che per capire ciò che accade oggi bisogna fare un passo indietro.

Gilles Chenesseau: “L’epoca Eltsine è stata un’epoca di cambiamenti radicali, ma gestiti poco e male. La si potrebbe paragonare a una sorta di far west. Mancava una struttura che consentisse un cambiamento sociale normale. Come correttivo a tutto ciò è nato il potere di Putin e così anche un quadro giuridico e legislativo che prima non esisteva”.

Pilar Bonet: “Non credo che l’era Putin abbia segnato una rottura con l’era Eltsine. Putin è l’erede degli anni Novanta. Gli attuali dirigenti politici criticano gli anni Novanta, ma sono tutti figli di quell’epoca. Credo che chiunque diriga la Russia abbia, ad un certo punto, una paura del tutto irrazionale che il paese esca dai binari…”.

Toni Halpin: “Quando sono arrivato in Russia, il sistema politico era come congelato, tutto veniva deciso da una sola persona. Non esistevano partiti veri e propri… Oggi la situazione è cambiata, la gente discute apertamente di politica, partecipa alle manifestazioni, non esita a esprimere le proprie idee”.

E’ noto il giudizio che Putin ha espresso sulla dissoluzione dell’Unione sovietica, definendola la peggiore catastrofe geopolitica del secolo. Molti gli riconoscono il merito di aver cercato di restituire ai russi la perduta fierezza.

Gilles Chenesseau: “Putin è stato anche l’espressione del desiderio di ritrovare una certa idea di grandeur della Russia. E’ un sentimento molto presente tra i russi, indipendentemente dalle diverse opinioni politiche. E una delle ragioni della popolarità di Putin, che ha conservato anche oggi, è che ha saputo far ritrovare ai suoi connazionali la fierezza di appartenere alla Russia”.

Toni Halpin: “Ci sono due possibilità. La prima è che il paese intraprenda riforme graduali, aprendo il proprio sistema politico, rispettando i diversi punti di vista, senza ostacolare questa nuova generazione di persone che ha imparato a esercitare il proprio diritto di scegliere in ogni aspetto della vita, e quindi anche in politica. Oppure si può tornare alla repressione, dopo le elezioni. Ma penso che reprimere sarà difficile: ormai la gente non ha più paura di battersi per i propri diritti”.

Pilar Bonet: “La Russia ha davanti a sé la sfida incompiuta della democratizzazione. Questo obiettivo si è delineato dopo la morte di Stalin, durante il disgelo e con la generazione degli anni Sessanta. E’ un’esigenza che è ricomparsa nell’era Gorbatchev, e oggi di nuovo. Questa sfida incompiuta unisce le tre generazioni, degli anni 60, 80 e 2000, che si sono ritrovate fianco a fianco a dicembre in piazza Bolotnaya”.

Nessuno dei tre osservatori ha azzardato pronostici. Come recita un proverbio, in Russia anche il passato è imprevedibile.