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In Siria, ieri, secondo l’opposizione, oltre 70 persone sarebbero state uccise. L’agenzia governativa Sana parla di sei militari assassinati dai ribelli.

Non portano ancora frutti i negoziati per evacuare le vittime da Homs. Restano dunque bloccati anche i giornalisti stranieri feriti. Regime e insorti di rinviano la responsabilità dello stallo. Fonti citate da Al Jazira dicono che gli stessi inviati avrebbero preferito restare dove si trovano in assenza di una scorta affidabile.

Oggi è in programma il referendum sulla nuova costituzione. Organizzato per lanciare un segnale di apertura, le potenze antisiriane lo considerano invece una provocazione, come spiega il ministro degli esteri turco Ahmet Davitoglu:

“Non ci si può aspettare un referendum equo ed elezioni libere un paese in cui anche i giornalisti vengono uccisi”.

Per Damasco il voto è il primo passo verso la riconciliazione nazionale. La nuova carta fondamentale prevede la fine del ruolo guida dei baasisti e il multipartitismo. L’opposizione boicotta lo scrutinio e punta a rovesciare la dinastia Assad.

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