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La bandiera del Consiglio nazionale siriano sventola a Kfar Takharim.

La città vicina al confine turco non vive la repressione del regime. L’esercito è stato respinto e i 23mila residenti sono liberi di manifestare in strada contro Bashar al Assad.

Le guerra si combatte oltre le colline disseminate di oliveti. L’esercito lealista controlla le strade che conducono al villaggio, ma l’atmosfera è di una tregua armata.

“Quando erano in città non rispettavano niente e nessuno – ricorda un combattente – Hanno ucciso vecchi e bambini. Irrompevano nelle case e ditruggevano tutto, senza eccezioni. Non calcolano le conseguenze delle loro azioni e stanno distruggendo il Paese”.

Non è chiaro il perché di questa tregua. Ma chi non ha compreso neanche i motivi della repressione non si pone troppe domande.

Un gruppo di ragazzini invade pacificamente le strade – sono immagini eccezionali per la Siria – Si sentono al sicuro, protetti dai check point dei ribelli. Appena un mese fa la situazione non era molto diversa dalla vicina Idlib, ma oggi non si contano più i morti e la bandiera della rivoluzione domina le colline di oliveti.

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