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Il Presidente del Consiglio Europeo: un regista nell'ombra


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Il Presidente del Consiglio Europeo: un regista nell'ombra

Domanda di Florian, studente a Bruxelles:
“Non è un problema che Van Rompuy manchi di visibilità rispetto ad altre figure come Barroso, che sono molto più ‘mediatizzate’? Van Rompuy, in quanto Presidente del Consiglio Europeo non dovrebbe essere il politico più in vista su scala europea?”.

A rispondere è Pascal Delwit, docente alla facoltà di Scienze politiche della Libera Università di Bruxelles.

“Quella del Presidente del Consiglio Europeo è una carica istituita di recente. Quanto dovrebbe fare, sul piano formale e sostanziale, è sposare due compiti: il primo – ed è questa la ragione della sua istituzione – è cercare di ‘animare’ il Consiglio Europeo e superare le difficoltà della presidenza di turno semestrale, garantendo la continuità. Il secondo è integrarsi nel paesaggio istituzionale dell’Unione – e in quello degli stati membri dell’Unione -, senza tuttavia divenire ‘troppo ingombrante’. Troppo ingombrante rispetto a figure come il Presidente della Commissione Europea, attualmente José Manuel Barroso, ma anche sul piano mediatico, rispetto ai Capi di Stato e di Governo. E in particolare a quelli di stati come Germania, Francia, Spagna, Italia e Regno Unito: stati che non vogliono che la loro azione a livello dell’Unione Europea passi in secondo piano, rispetto a figure istituzionali come il Presidente della Commissione, o quello del Consiglio Europeo”.

“Ed Herman Van Rompuy – dice ancora Delwit – interpreta perfettamente questo ruolo. Vale a dire che assicura con estremo tatto le sue funzioni di fondo, cercando di garantire sia la continuità che una forma di coordinamento tra i Capi di Stato e di Governo, senza – direi – “sconfinare” e metterne in ombra il ruolo anche “mediatico”. E questo, ovviamente, soprattutto in relazione alla preparazione e alla finalizzazione dei Consigli europei”.

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