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Dialogo nel Mediterraneo: a Roma la conferenza "dei dieci"

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Dialogo nel Mediterraneo: a Roma la conferenza "dei dieci"

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Gli scenari aperti dalla Primavera araba, il processo di democratizzazione nei Paesi che ne sono stati protagonisti, il rilancio economico dell’area del Mare Nostrum: sono questi i punti messi sul tavolo della
nona Conferenza dei Ministri degli Esteri del Dialogo nel Mediterraneo, che si è tenuta a Villa Madama a Roma.

“Sono stato felice di vedere che c‘è stato consenso e unanimità intorno al tavolo, per rilanciare l’unione nel Mediterraneo su progetti concreti che voi conoscete”, ha detto il ministro degli Esteri francese Alain Juppé.

I Paesi coinvolti: sulla sponda nord Italia, Francia, Spagna, Portogallo e Malta, su quella sud Tunisia, Algeria, Libia, Marocco e Mauritania.

Ma i partecipanti hanno abbandonato la definizione di forum 5+5, per sposare quella di “comunità dei 10”.

Nel corso dei colloqui non poteva mancare un riferimento alla Siria.

“Abbiamo anche parlato molto della Siria e della riunione di Tunisi del 24 febbraio”, ha dichiarato Juppé, “Siamo d’accordo sull’obiettivo di sostenere il piano della Lega araba, di fermare il più velocemente possibile le violenze e la repressione del regime, ma concordiamo anche nell’impegno a uscire dalla crisi attraverso un processo politico. Da questo punto di vista la proposta della Lega araba ha trovato il nostro consenso unanime”.

I ministri degli Esteri hanno chiesto lo stop immediato delle violenze e il rispetto della volontà popolare, pur dicendo no alla ripetizione di scenari come quello iracheno.

Il coopresidente della conferenza insieme al ministro Giulio Terzi di Sant’Agata, il tunisino Rafik Abdessalem, ha ricordato gli enormi sforzi in atto nel suo Paese per voltare pagina dopo la cacciata di Ben Ali:

“Naturalmente stiamo vivendo un processo di transizione democratica in Tunisia”, ha detto ai giornalisti, “Siamo all’inizio del processo, le cose stanno andando bene. Questo non significa che viviamo in un paradiso: abbiamo qualche difficoltà. Ci troviamo nella seconda fase della transizione democratica. La prima è stata una rivoluzione pacifica. Siamo riusciti a dare stabilità al Paese e il secondo passo è stato avere elezioni democratiche il 23 ottobre. Penso che il Paese stia andando nella direzione giusta”.

Al centro del dibattito anche la gestione dei flussi migratori fra le due sponde. Il ministro tunisino ha chiesto più flessibilità nella concessione dei visti, per consentire ai giovani di spostarsi e poter accedere più facilmente agli studi universitari.

Il Forum del Mediterraneo si è proposto, nel recente vertice a Roma, come organismo flessibile e interlocutore affidabile con i paesi della sponda sud. In che misura il ruolo del Mediterraneo può essere incisivo nella transizione in corso nei paesi della Primavera Araba?” euronews lo ha chiesto a Luigi Spinola, giornalista, esperto di esteri e analista (politico).

Luigi Spinola, analista politico:

“Sulla sponda nord del Mediterraneo c‘è il timore che la continua crisi economica e sociale possa far deragliare in qualche modo la transizione politica e quindi generare una nuova fase d’instabilità. Molto concretamente si lavora dunque per provare a far ripartire l’economia. E questo anche attraverso l’aumento delle risorse che l’Unione Europea prevede per i paesi della sponda sud nel quadro del partenariato, delle politiche di vicinato verso il Mediterraneo. E dal punto di vista degli equilibri interni all’Unione Europea, significa che i paesi rivieraschi, Italia e Francia in primis, dovranno lavorare, e stanno lavorando, per convincere i paesi più settentrionali con altri interessi orientati più a est a dare maggiore attenzione e quindi anche maggiori risorse al fronte sud.

Monica Pinna, euronews:

“Il ministro degli Esteri Giulio Terzi ha parlato della necessità di un’azione concreta. Può arrivare dal Mediterraneo, quando anche il Consiglio di Sicurezza dell’Onu è in stallo per il veto di Cina e Russia? (Stiamo parlando della Siria).

Luigi Spinola:

“Ci vuole ovviamente molto ottimismo. Diciamo che il club dei paesi mediterranei ha una particolarità, che è quella di avere degli esponenti, dei membri di composizioni diverse, perchè se abbiamo da un lato, sulla sponda sud, paesi come Tunisia e Libia, che spingono, promuovono il cambiamento in Siria, abbiamo anche l’Algeria, che è invece molto più scettica e contraria a ogni forma d’ingerenza negli affari interni di altri paesi arabi. Questo può essere un ostacolo quando si prova a porre maggiore pressione nei confronti di Damasco, ma può diventare (ripeto, se guardiamo la cosa con molto ottimismo) un’opportunità qualora si provasse un negoziato tra le parti”.

Monica Pinna, euronews:

“I nuovi equilibri nei paesi della sponda sud del Mediterraneo implicano anche nuove aperture a livello economico, in particolare nel settore dell’energia. L’unico paese che può contribuire davvero alla fornitura di idrocarburi è la Libia, ma questo riequilibrio energetico stenta ad arrivare. Perchè e quali sono le prospettive?”

Luigi Spinola:

“Ovviamente la possibilità di avere una sicurezza energetica garantita, o in parte garantita, dalla Libia dipende dal processo di stabilizzazione in corso. E da questo punto di vista le notizie che arrivano da Tripoli non sono buone, perché l’autorità centrale ha una grande difficoltà a controllare soprattutto l’attività delle milizie. Sul lungo periodo la collaborazione tra paesi europei e le due sponde del Mediterraneo potrebbe ovviamente diventare anche una competizione per accaparrarsi i nuovi contratti, che verranno messi in palio dall’autorità libica”.

Monica Pinna, euronews:

“L’Europa in questo gioco di equilibri e di competizione come s’inserirà?”

“Io credo che l’Europa avrà difficoltà in questo contesto, perchè da un lato, chiaramente, c‘è, a livello più generale di influenza strategica e di integrazione economica, una competizione crescente, che arriva da paesi molto intraprendenti, come il Qatar e come è stata nell’ultimo periodo anche la Turchia, che ha rapporti molto buoni di affinità con le nuove leadership arabe. Dall’altra parte, l’Europa avrà ancora una volta, come è successo anche nella fase iniziale della guerra di Libia, delle difficoltà a trovare una politica comune, a far sì che non siano gli interessi nazionali (do un esempio concreto per tutti, quelli di Italia e di Francia) a prevalere sugli interessi del tutto.