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"Niet" di Medvedev a vere riforme. Opposizione sul piede di guerra

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"Niet" di Medvedev a vere riforme. Opposizione sul piede di guerra

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Il confronto in extremis con la presidenza russa non disinnesca la rabbia dell’opposizione extraparlamentare.

Dal tavolo con il capo dello stato Dmitri Medvedev i grandi esclusi dalle presidenziali del 4 marzo sono usciti più indignati di prima.

Alla cruciale richiesta di una modifica costituzionale che vieti di cumulare tre mandati anche non consecutivi, Medvedev ha opposto un secco “niet”.

“Il risultato generale è una sua disponibilità ad adottare una serie di riforme di basso profilo prima di lasciare il Cremlino – ha detto Vladimir Ryzhkov, co-presidente della formazione guidata dal portabandiera Boris Nemtsov -. Di interventi più sostanziali invece non se ne parla: Medvedev non può, non vuole o non è pronto ad avallarli”.

Mosca non sembra insomma disposta ad andare oltre il ritorno all’elezione diretta dei governatori e la semplificazione delle procedure per la registrazione di partiti e candidati alle presidenziali, annunciate a gennaio in piena contestazione.

Bocciata invece l’idea di un rinvio di due anni, in attesa di più sostanziali riforme. Una chiusura che mette il Fronte della Sinistra sul piede di guerra: “Aspettiamo i risultati – dice il suo leader Sergei Udaltsov – ma se il voto del 4 marzo è ormai inevitabile, siamo pronti a scendere in piazza già dall’indomani”.