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Grecia: come risollevare le sorti dell'economia?

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Grecia: come risollevare le sorti dell'economia?

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Il Pireo è il primo porto e il principale centro industriale della Grecia.

Uno dei gioielli economici di una nazione che da millenni solca i mari.

Come gli altri 11 porti del paese, il Pireo sarà parzialmente privatizzato in seguito agli accordi tra lo stato greco e i donatori di fondi della Troika.

Le privatizzazioni dovrebbero far entrare nelle casse di Atene 50 miliardi di euro nei prossimi tre anni.

Una cifra molto lontana dal compensare l’emorragia di capitali che la Grecia non riesce a fermare da alcuni anni.

Come riportare a galla l’economia greca quando 80 miliardi di euro hanno lasciato il paese dal 2010, anno di inizio della crisi?
E quando la somma delle sue fortune che hanno preso il largo verso i paradisi fiscali e le banche straniere supera abbondantemente i 350 miliardi di euro di debito pubblico del paese?

Pavlov Tsimas non ha una risposta a questa domanda fondamentale.
Molto conosciuto nel suo paese, questo editorialista e giornalista televisivo non può scindere la crisi greca dalle conseguenze dell’esplosione della bolla speculativa che è scoppiata in Europa nell’autunno del 2008.

Il suo ultimo libro, “Diario della crisi”, conduce i lettori dell’Unione Europea in Islanda, in Irlanda, in Portogallo e in Spagna. E ovviamente in Grecia.

Pavlov Tsimas racconta in modo chiaro la realtà del suo paese:
“Verso la fine degli anni ’90, quando la Grecia iniziò a sperare di fare il suo ingresso nell’euro, il denaro iniziò a entrare nel paese.
Ci fu un flusso di capitali.
Primo: perchè i greci ricchi, gli armatori, gli imprenditori nel settore delle costruzioni che avevano fatto la propria fortuna all’estero e che per generazioni avevano tenuto i loro patrimoni in altri stati, iniziarono a investire nel paese.
Secondo: la Grecia non poteva toccare i mercati finanziari fino al 1999-2000, nel periodo in cui era in vigore la dracma, perchè i tassi d’interesse erano estremamente alti.
E improvvisamente i tassi precipitarono dal 18, 19 o 20% al 3-4%, quando venne adottato l’euro. E penso che il governo chiedesse un enorme quantità di prestiti”.

Seguono gli anni dell’incoscienza, della mancanza di responsabilità, del boom artificiale.
Dal popolo all’esecutivo, tutti vivono con del denaro in prestito.

Gli stipendi dei funzionari sono raddoppiati in 10 anni, la produzione subisce un calo, le spese militari si gonfiano.

La Grecia perde un intero decennio che avrebbe potuto mettere a frutto per modernizzare la propria economia e l’amministrazione.

“La vita politica era sbagliata” continua Pavlov Tsimas “il governo era sbagliato, il funzionamento dell’economia era sbagliato. Vivevamo in una bolla e la gente ora se ne accorge. Era una bolla”.

Al di là, molto al di là dei piani di austerità senza cui il paese non potrebbe finanziare le sue spese, l’ultima sfida della Grecia è quella di fondare la propria economia e le proprie modalità di consumo, pubbliche e private, su pilastri solidi.