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Siria: governo promette riforme, ma intanto spara

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Siria: governo promette riforme, ma intanto spara

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Il governo siriano promette un referendum tra due settimane per una nuova Costituzione, elezioni entro quattro mesi, ma intanto la repressione prosegue, e la propaganda anche: tutto va bene secondo il regime, che ha organizzato un giro per i media internazionali in un tranquillo quartiere della periferia di Damasco.

Un mercato ben rifornito, strade piene e sicurezza ben gestita, nel quartiere di Harasta. Ma intanto, secondo fonti dell’opposizione, si sparava in un altro quartiere della capitale e si continuava a combattere in altre località, come Homs, sottoposta a bombardamenti per il tredicesimo giorno consecutivo.

Homs è il principale centro della resistenza siriana, e vi si sono barricati anche molti militari passati dalla parte della resistenza.

Sono armati, e anche bene. Ma per il ministro degli esteri francese c‘è una bella differenza rispetto all’esercito regolare:

“Non si possono mettere sullo stesso piano la repressione del regime e gli atti della ribellione. La gran parte dei manifestanti a Homs e altrove si batte a mani nude. È vero che alcuni gruppi si stanno armando per difendersi, ma l’aggressione, la responsabilità dell’aggressione contro le popolazioni civili, viene chiaramente dal regime”

Un regime che dovrebbe dunque andarsene, secondo la Francia, che si confronta però con la fedeltà russa e cinese al principio della sovranità nazionale. Juppé incontrerà domani l’omologo russo, Sergei Lavrov, per discutere di una nuova risoluzione alle Nazioni Unite. Quella precedente era stata disattivata dal veto di Mosca.