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Italia, attesa a Torino per la sentenza sul caso Eternit

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Italia, attesa a Torino per la sentenza sul caso Eternit

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Un migliaio di persone dalla sola Casale Monferrato, ma tante delegazioni anche da Reggio Emilia, Bologna, Roma, Bagnoli e altre parti d’Italia e d’Europa stanno raggiungendo Torino per l’attesa sentenza del processo Eternit, un processo “unico nella storia” dell’amianto.

A chiedere giustizia ci sono circa 3000 operai italiani che hanno lavorato a contatto con il pericolosissimo materiale e, a distanza di anni, si sono ammalati o, peggio, non ci sono più. Alla sbarra per la prima volta i vertici veri, gli ex proprietari del gruppo industriale fallito nel 1986, il miliardario svizzero Stephan Schmidheiny, e il 91enne barone belga Jean-Louis de Cartier accusati di non aver garantito la sicurezza sui luoghi di lavoro con interventi di bonifica e prevenzione.

65 udienze fra il 2009 e il 2011, 6.392 parti civili, un’indagine imponente è giunto finalmente il lunedì del tanto atteso verdetto.

Il pubblico ministero Guariniello, intervistato da Enrico Bona di Euronews, individua precise responsabilità:

“A ripercorrerla – ha sottolineato il capo del pool che ha indagato sul caso Eternit – la storia dell’amianto si rivela una tragica storia di mancata prevenzione. Le informazioni circolavano. Io ricordo che cominciai a lavorare sull’amianto negli anni Settanta. Tutti sapevano per non si faceva quello che si sarebbe dovuto fare”.

Tra gli anni ’50 e ’70 l’amianto è stato largamente utilizzato per le costruzioni nel settore edile, ma anche industriale e per la componentistica dei mezzi di trasporto. Un killer subdolo che ha presentato un conto pesante a distanza di decenni.