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In Spagna il governo ha varato la riforma del mercato del lavoro. Obiettivo dell’esecutivo di centro-destra guidato da Mariano Rajoy ridurre il tasso si disoccupazione che nel Paese sfiora il 23%. Prevista una maggiore flessibilità per gli imprenditori sia in materia di assunzioni che di licenziamenti.

Ma la sinistra attacca e parla di una vera e propria demolizione del Welfare: “Questa è una strategia – sostiene Alberto Garzón di La Izquierda Plural – che si avvia a smantellare il poco che resta dello Stato sociale, inseguendo un modello anglosassone e dando nuovi spazi di trattativa al capitale privato come le grandi imprese, le grandi fortune e le grandi banche”.

In base alle previsioni il tasso di disoccupati, che nel 2011 si è attestato al 22.8% della popolazione attiva, il peggiore dell’eurozona, arriverà quest’anno al 24.4%, e nel 2013 toccherà il 24.6%. L’attuale governo, che accusa i socialisti di Zapatero di aver ridotto così il Paese, chiede tempo per ottenere risultati vista la situazione tanto critica…ma di tempo gli spagnoli ormai ne hanno poco e di pazienza ancora meno.

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