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Spagna: la Corte Suprema sentenzia la fine della carriera del giudice Garzòn

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Spagna: la Corte Suprema sentenzia la fine della carriera del giudice Garzòn

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Il giudice d’assalto spagnolo Baltazar Garzòn sospeso per 11 anni. La Corte Suprema lo ha riconosciuto colpevole per aver ordinato intercettazioni illegali nell’ambito di un caso di corruzione in seno al Partito Popolare attualmente al potere. Per i suoi sostenitori si tratta di persecuzione politica. Questa la replica del ministro degli Interni spagnolo:

“Non faremo valutazioni politiche. Il governo, in questo come in tutti i casi in cui ci sia un pronunciamento del potere giudiziario, non dà una lettura politica della sentenza. L’unica valutazione è escusivamente di rispetto assoluto nei confronti delle decisioni del potere giudiziario”.

Il magistrato, noto a livello internazionale anche per aver spiccato un mandato di cattura nei confronti dell’ex dittatore cileno Augusto Pinochet, ordinò la registrazione di conversazioni tra due detenuti e i loro avvocati. Era il «caso Gürtel», siamo nel 2007. Garzòn mirava a smantellare una presunta rete di corruzione politica legata al Partito popolare. Per uno degli avvocati al centro della polemica Garzòn non ha scusanti.

“Non si può dire che perché una persona ha fatto molte cose per l’umanità non sia soggetta a essere perseguita nel caso in cui commetta un crimine. La cosa triste in questo caso è che ha ricevuto così tanti riconoscimenti per la sua lotta contro la violazione dei diritti umani, ma è stato il primo ad aver violato un diritto umano come quello del diritto a comunicazioni private e alla libera difesa”.

Sulla sentenza, che pone fine alla carriera di Garzòn, è polemica, nonostante potrebbe restare aperta la via del ricorso ai tribunali costituzionale e ed europeo per i diritti umani. Il magistrato,

che ha aperto inchieste contro narcotrafficanti, terroristi islamici e baschi, è in attesa di un’altra sentenza nel processo che lo vede accusato di negligenza per aver indagato sulle vittime del franchismo nonostante l’amnistia del ’77.