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Siria, un massacro da fermare

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Siria, un massacro da fermare

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In Siria la rivolta popolare si trasforma in guerra aperta. Dopo mesi di tentativi di schiacciare un movimento che in gran parte era nato come pacifico sull’onda lunga della primavera araba, ma soprattutto dopo oltre 5.000 morti, il regime siriano e’ ora costretto a fare i conti con una insurrezione sempre piu’ violenta.

Aumenta il numero dei soldati che disertano e che si arruolano nell’“esercito siriano libero” dopo aver rifiutato di sparare sui civili che continuano ad oltranza le loro proteste. Gli osservatori della Lega araba, incapaci di fermare lo spargimento di sangue, si sino tirati fuori per allontanare da se’ le critiche e i sospetti di “coprire” il regime del presidente Bashar al Assad.

Mentre l’insurrezione cresce, insieme al ruolo degli estremisti islamici armati, si fa sempre piu’ concreta la minaccia di una devastante guerra civile.

In ambito ONU la Russia, ha posto il veto ad una risoluzione del Consiglio di Sicurezza che avrebbe potuto imporre sanzioni e forse portare ad un intervento. I paesi occidentali, che hanno preso parte alla tanto discussa campagna di attacco alla Libia e che hanno contribuito alla “caduta” di Muammar Gheddafi, sono riluttanti a farsi coinvolgere ed “impantanare” in un altro conflitto arabo.

Abbiamo a “The Network” Veronique de Keyser, deputato Belga, esponente del partito socialista e della Commissione affari esteri;Rudolph el Kareh, Libanese di nascita, docente di scienze politiche ed esperto del mondo arabo e in collegamento da Londra, Ammar Waqqaf, una voce importante dell’Associazione che raggruppa i Siriani in Gran Betagna e altresi’ membro del partito Ba’ath.