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Misurata come Sarajevo, Homs come Misurata. La città siriana roccaforte delle proteste contro il Presidente Bashar Al-Assad è da giorni sotto un assedio sempre più violento da parte dell’esercito regolare di Damasco.

La popolazione cerca rifugio in cantine e seminterrati mentre le promesse del Capo di Stato che parla di fine delle violenze sono promesse al vento. A Baba Amr, periferia di Homs, la popolazione è costantemente sotto il fuoco dei cecchini.

“L’esercito siriano continua ad avvicinarsi da più parti a Baba Amr, attaccando con l’artiglieria e distruggendo gli edifici con esplosivo. Gli abitanti vivono nel terrore” dice Waled Abdu-Kadir, Colonnello del Libero Esercito Siriano.

Ieri l’Unicef ha diffuso dati secondo cui, in 11 mesi di repressione delle proteste, sarebbero stati uccisi in Siria almeno 400 bambini e altrettanti minori sarebbero rinchiusi nelle carceri di Damasco. Dal veto di Russia e Cina contro la risoluzione Onu sulla Siria, i bombardamenti dell’esercito si sono intensificati su Homs, con un picco di oltre 230 morti nella sola notte tra domenica e lunedì.

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