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Siria sull'orlo della guerra civile

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Siria sull'orlo della guerra civile

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L’attacco perpretato dalle forze di Bashar al Assad sulla popolazione di Homs sabato 4 febbraio segna il radicalizzarsi della repressione contro le voci della primavera siriana.

Il regime di Damasco attribuisce la responsabilità della strage di Homs a gruppi di terroristi armati. La città simbolo della rivolta siriana è assediata dalle forze siriane che non permettono l’ingresso a nessun giornalista straniero. Ogni verifica degli avvenimenti è praticamente impossibile.

le sole immagini disponibili provengono dalla tv di stato siriana, Ad Dounia, che nei giorni della strage di Homs mostrava abitanti della città invocare l’aiuto delle truppe siriane contro attacchi terroristici. Come racconta questa donna:” Eravamo in casa. Non possiamo uscire. Abbiamo sentito un’esplosione. Era come se l’intero edicificio fosse crollato. Guardi, guardi le prova del crimine. Guardi la libertà che stanno chiedendo. I vetri rotti, i bambini vivono momenti difficilissimi. Come è potuto succedere tutto questo? Questa è una bomba. E’ questa che ci darà la libertà? Al diavolo la libertà?”

A poche ore dal massacro di Homs, il veto di Cina e Russia, ha impedito per la seconda volta al Consiglio di Sicurezza Onu di approvare una risoluzione contro i massacri in Siria. Il testo bocciato chiedeva una transizione del potere da Bashar al Assad al Vicepresidente e la formazione di un governo di unità nazionale.

Secondo l’ex Ministro dell’informazione Mohammed Salaman il veto è l’occasione per i siriani d’impegnarsi nella ricerca di un accordo che permetta di uscire dalla crisi attuale.

L’ex Ministro afferma al riguardo:” Non si tratta di accettare o rifiutare il veto. Si parla di una crisi di regime. una crisi tra fazioni diverse, la crisi di un popolo e della sicurezza in Siria”.

Bashar al Assad rimane chiuso nel proprio silenzio, mentre la Siria si avvia verso una sanguinosa guerra civile.

All’estero i disertori stanno già organizzando le milizie. L’ex generale Mustafa al Sheik, rifugiatosi in Turchia, è stato nominato a capo dell’Alto Consiglio Rivoluzionario” che rimpiazza le armate di liberazione siriana.

E’ il segno che due fazioni sono pronte per affrontarsi. Dalla primavera scorsa è soprattutto la popolazione civile ad aver sôfferto di più per gli effetti della rivolta.