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Egitto, ancora scontri attorno al ministero dell'Interno  


Egitto

Egitto, ancora scontri attorno al ministero dell'Interno  

Manifestanti e forze di sicurezza continuano a fronteggiarsi al Cairo, nei quartieri attorno al ministero degli Interni.
 
Le proteste sono tornate a farsi rabbiose dopo la morte di 74 persone, la scorsa settimana, nello stadio di Port Said. Una tragedia, secondo i manifestanti, dietro la quale ci sarebbero mandanti e obiettivi politici.
 
La giunta militare al governo tenta di riportare la calma con l’annuncio di un ritorno in carcere del deposto presidente Mubarak, ma non basta.
 
I manifestanti chiedono l’indizione di elezioni presidenziali e l’uscita di scena dei militari, e fanno sapere di non volersi fermare.
 
“Potremmo lanciare azioni di disobbedienza civile, se il governo continuasse a far finta di non sentirci. E c‘è un calendario per il periodo che resta al potere, per dare risposte al popolo”.
 
Da giorni però le autorità egiziane hanno cominciato a usare il pugno di ferro contro le associazioni e le ong internazionali che operano in Egitto.
 
Rinviate a giudizio 43 persone, con l’accusa di aver finanziato illegalmente delle Ong, 19 delle quali statunitensi. Tra esse anche il figlio del ministro Usa dei Trasporti, Lahood.
 

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