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Le economie medio-orientali fanno i conti con le eredità della primavera araba. L’onda lunga della scossa politica impressa partita da Egitto e Tunisia investe ormai appieno secondo molti i paesi dell’intera regione.

Il vicegovernatore della Banca centrale libanese preferisce tuttavia parlare di “risveglio arabo”. E ai nostri microfoni schizza il ritratto di economie al bivio fra incertezze e opportunità.

“Ciascuno di questi paesi si è trovato ad affrontare situazioni e problemi diversi – dice Raed H. Charafeddine -. Non condividono molti elementi comuni. Tutti rientrano nell’area del Mena, lo spazio mediorientale e nordafricano. Ognuno è però caratterizzato da sistemi politici ed economie differenti. Ed è per questo che l’impatto economico su ciascuno di loro è stato diverso”. “Non affluiscono molti investimenti in questi paesi – aggiunge -. E anche il turismo non è in gran forma. E a causa di tutto ciò il futuro, per ciascuno di loro, resta ancora molto incerto”.

Un primo dato di fatto messo in luce da uno studio delle Nazioni Unite è intanto la crescente sperequazione regionale, alimentata dal boom di profitti con cui i paesi produttori di petrolio hanno capitalizzato il boom dei prezzi del greggio, seguito alla primavera araba.

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