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Egitto: quando la violenza tinge di nero un campo di calcio

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Egitto: quando la violenza tinge di nero un campo di calcio

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Immagini che non avremmo voluto vedere. Una partita di calcio trasformata in tragedia.

E’ quello che è successo mercoledi’ a Port Said, nel nord dell’Egitto, dove al termine del match tra l’Al-Masri e l’Al-Ahli, uno scontro tra tifoserie ha provocato 74 morti e centinaia di feriti.

Un momento triste per lo sport, come dichiara anche il Presidente della Fifa, Joseph Blatter.

“E’ un giorno nero per il mondo del calcio. Si sa che l’Egitto sta attraversando un momento delicato e basta poco per accendere una miccia. In ogni federazione nazionale c‘è un responsabile della sicurezza. Ma in alcuni Paesi c‘è talmente tanta passione, che la totale sicurezza non puo’ essere garantita”.

La violenza negli stadi purtroppo esiste, ed è aumentata soprattutto negli ultimi 20 anni. Gli scontri tra hoolingas, o ultras, hanno provocato tanti disagi nella storia del calcio e, a volte, tragedie che hanno segnato questa storia.

Come quella dell’Heysel, forse la piu’ famosa. A Bruxelles il 29 maggio ’85, prima della finale di Coppa dei Campioni tra Liverpool e Juventus, sotto la spinta violenta degli hooligans inglesi crollo’ la balaustra della maledetta curva Z: i morti furono 39, di cui 32 italiani, 257 i feriti.

Si è provato a cambiare le regole, a introdurne di nuove, per impedire drammi di questo tipo. Come le restrizioni sulla vendita di alcool, negli stadi durante le partite. O l’installazione di telecamere di sicurezza, ovunque nelle strutture. O ancora i controlli piu’ severi ai cancelli, diventati quasi come quelli degli aeroporti.

E quando si trasgredisce, quando un semplice incontro diventa l’occasione per guerre tra tifoserie opposte, ecco che arriva la punizione per i fan, con i match a porte chiuse e gli spalti vuoti.

Ma nonostante tutte queste misure di sicurezza, la violenza negli stadi non accenna ad arrestarsi. Soprattutto in alcune zone del mondo, come nell’Europa dell’Est e in Sudamerica.

Basti pensare che in Argentina, immagini come queste, purtroppo sono all’ordine del giorno.