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Twitter verso la censura? Internauti infuriati

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Twitter verso la censura? Internauti infuriati

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La comunità di Twitter si mobilita contro la decisione del social network di bloccare la pubblicazione di alcuni messaggi se la legislazione di certi Paesi lo richiede. Sul web si è scatenato un movimento popolare che ha portato gli utenti a optare per un blackout, oggi, del sito di microblogging, accusato di essere disposto a piegarsi alla censura, pur di conquistarsi nuovi mercati:

Jeff Jarvis, esperto di social media spiega: “Temo sia l’inizio di una censura. Capisco perché Twitter sta fancedo questo, vuole riuscire a penetrare in più Paesi e deve adeguarsi alle leggi locali. Ma come ha dimostrato l’esperienza di Google in Cina, quando si diventa agente della censura, iniziano i problemi”.

Il passo indietro dell’azienda di San Francisco fa infuriare quanti la considerano uno spazio di democrazia e libertà di espressione. Da non dimenticare il ruolo avuto dai cinguettii nel mondo arabo, a iniziare dalla rivolta di piazza Tahrir che ha rovesciato il regime di Hosni Mubarak.

In Egitto lo studente, utilizzatore di Twitter Mohammed Gomma dice: “Credo che quello che Twitter aggiungerà al suo sito web, regole discriminatorie, regole sulla privacy, sia contrario ai diritti umani e non dovrebbero essere applicate ad alcun social media o alla tv. Ma credo che tutto questo derivi dagli avvenimenti in Medio Oriente,le riforme, le rivoluzioni ovunque. Non solo negli Stati Uniti, ovunque nel mondo c‘è paura che i social media e la tv possano influenzare la sfera politica”.

Nato circa sei anni fa, Twitter punta a raggiungere il miliardo di utenti. Certi Paesi, come la Cina, fanno troppa gola e per entrarvi i colossi di internet sembrano ora pronti a fare concessioni. Insomma, meglio essere censurati, però esserci.