Dopo più di due anni di crisi, l’eurozona comincia a intravedere una via d’uscita. Questo almeno è il messaggio che i dirigenti europei hanno cercato di trasmettere dal Forum economico mondiale di Davos, sulle Alpi svizzere. Uno sforzo che ha visto impegnato anche il presidente della Bce, Mario Draghi: “Se torniamo indietro di quattro anni, possiamo vedere l’inizio della crisi finanziaria – ha detto – ma se pensiamo ai progressi compiuti tra i paesi dell’euro nell’ambito del consolidamento fiscale e delle riforme strutturali, dobbiamo riconoscere che sono stati fatti passi straordinari”.
La Grecia continua a preoccupare, ma ora si scommette che un accordo tra Atene e i suoi creditori privati sia questione di giorni.
“Non mi aspetto un default della Grecia”: è il ministro delle finanze tedesco a dirlo. “Se tutti faranno quanto è stato concordato, e so che i partner della Grecia sono decisi a fare la loro parte – aggiunge Schauble – riusciremo a evitare il default. Naturalmente il settore privato deve assumersi le proprie responsabilità”.
Unione europea e Fondo monetario internazionale insistono per un accordo ambizioso che permetta alla Grecia di ridurre il suo debito al 120% del Pil entro il 2020: solo in questo caso sbloccherranno un nuovo piano di aiuti.
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