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Croazia nell'Ue nel 2013

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Croazia nell'Ue nel 2013

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Se non ci saranno incidenti di percorso, nel giugno del 2013, la Croazia aderirà all’Unione europea diventandone il 28 esimo stato membro.

Il 66% dei croati ha detto sì, rispondendo positivamente al referendum che si è tenuto domenica.

Ma visto il tasso di partecipazione, pari al 43%, si può parlare di rassegnazione piuttosto che di euforia.

Nel 2003, a qualche anno dall’inizio dei negoziati l’Unione rappresentava una sorta di Eldorado per l’80% dei croati.

“Sono convinto che sia un bene aver votato in favore, ho sei figli e il loro futuro mi sembra più sicuro, così come la loro scolarizzazione; sono sinceramente positivo”.

“Non avevamo alternative, tuttavia c‘è una sorta di scetticismo”.

“Ci saranno molte cose positive, cose meno positive, ma ci abitueremo, penso che dipenderà da noi”.

I negoziati di adesione sono iniziati nel 2005, portati avanti dalla destra; nel corso di questi sei anni ci sono stati momenti diifficili.

Adesso è un governo di sinistra che finalizza l’accordo:

Primo ministro, Zoran Milanovic:

“È un momento storico per il nostro Paese, saremo responsabili delle nostre decisioni. Successo o fallimento dipendono solo da noi”.

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Il percorso resta comunque delicato. Dopo l’esperienza di Romania e Bulgaria, il cui ingresso nel 2007 è stato forse troppo precipitoso, la Commissione ha messo a punto una procedura inedita con cui si segue da vicino avanzamento e progressi dello stato candidato.

Per quanto riguarda la Croazia gli indicatori economici pongono molti punti interrogativi.

La crescita rallenta, la disoccupazione è quasi pari al 18% e il debito pubblico è pari al 102% del Pil.

L’ingresso nell’Unione non porterà niente di buono comunque all’inizio.

Ruza Tomasic, deputata conservatrice:

“ Dobbiamo far crescere la nostra economia, aumentare le nostre esportazioni, solo allora potremo aderirvi. L’economia versa in una situazione critica, non abbiamo quasi una banca centrale, entriamo in gionocchio”.

I detrattori dicono che il Paese non ha niente da guadagnare da questa adesione.

A fare il gioco di quest’ultimi la recente storia dei Balcani: la Croazia ha ritrovato la propria indipendenza appena 20 anni fa, rientrare in una struttura sovranazionale a molti ricorda i tempi della ex Jugoslavia. Da qui il loro: no grazie.