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Megaupload: i dirigenti rischiano 20 anni

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Megaupload: i dirigenti rischiano 20 anni

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Tempo di cybertsunami. Un sisma partito dalla chiusura di Megaupload, sito di file-sharing,per violazione dei diritti d’autore.

Il terremoto ha generato un maremoto virtuale, in cui sono rimasti travolti i siti dell’Fbi, del dipartimento americano della giustizia e della Universal Music, che si sono trovati bloccati nel giro di un quarto d’ora. È la risposta di Anonymous, il collettivo di hacker, che ha rivendicato gli attacchi e afferma di preparare altre rappresaglie.

Tutto è partito dall’arresto in Nuova Zelanda di quattro dirigenti del gruppo Megaupload, fra cui il fondatore, un tedesco di 37 anni noto come Kim Dotcom, al secolo Kim Schmitz.

L’ispettore Grant Wormald ha spiegato: “Sono stati arrestati sulla base di mandati relativi alla violazione del copyright negli Stati Uniti, riciclaggio e racket”.

La polizia neozelandese, su richiesta dell’Fbi, ha perquisito a Auckland la “Dotcom Mansion”, la villa di Kim Dotcom, ha sequestrato diverse auto di lusso e bloccato un conto da quasi sette milioni di euro.

La giustizia Usa, dal canto suo, ha sequestrato beni per 40 milioni di euro e lanciato azioni legali contro altri tre responsabili del sito.

Per la legge americana, la galassia Megaupload non ha nulla di illegale. I siti che ospitano dati sono responsabili della presenza di contenuti illegali solo se non danno seguito alle richieste di rimozione che ricevono.

Ma secondo la polizia federale, la società avrebbe incoraggiato la pirateria fin dall’inizio, nel 2005. In particolare, avrebbe incitato gli internauti versando denaro ai più attivi fra coloro che caricavano contenuti sui loro siti.

In sette anni, Megaupload avrebbe generato profitti per 135 milioni di euro. Secondo la giustizia Usa, questo si tradurrebbe in 400 milioni di euro di perdite per i titolari dei diritti d’autore.

Lo tsunami del web avviene in pieno terremoto virtuale per due progetti di legge antipirateria in discussione negli Stati Uniti.

Mercoledì a New York centinaia di manifestanti hanno denunciato una volontà di censura. Il voto del Congresso, previsto per martedì, è stato rinviato.

I dirigenti di Megaupload rischiano più di vent’anni di carcere. Intanto gli utenti sono già corsi ai ripari: Rapidshare, Mediafire, Hotfile… morto un Dotcom se ne fa un altro.