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"Miracolati e contenti". Rientro a Manila dei dipendenti Concordia

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"Miracolati e contenti". Rientro a Manila dei dipendenti Concordia

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Gioia a Manila per il ritorno a casa del primo centinaio di cittadini filippini, che lavoravano a bordo della Costa Concordia.

Una borsa appena e la sensazione di essere dei miracolati, quanto a molti resta dopo il naufragio di venerdì 13.

Accolti all’aeroporto dal Ministro degli esteri filippino, ai microfoni affidano storie di carriere al bivio, di riscoperta della fede e di compagni ormai inseparabili.

“Quel giubbotto mi ha salvato la vita – dice una stewardess -. Lo avevo addosso quando è stato dato l’ordine di abbandonare la nave e da allora non lo lascio più. Lo conservo con enorme affetto, come un souvenir”.

“Non dimenticherò mai questa esperienza – le fa eco una collega -. E’ stata estremamente dura, ma anche molto istruttiva. Ho imparato a essere coraggiosa, a non farmi prendere dal panico. E la mia fede in Dio ne è uscita rafforzata”.

“Ora mi concederò una pausa di riflessione – racconta un giovane che lavorava al bar della nave -. Dopo cinque mesi a bordo, farò anzitutto una vacanza. Non so ancora se tornerò a imbarcarmi, ma ci penserò”.

In Perù c‘è invece chi prega per tenere viva la speranza. Davanti alla cattedrale di Cuzco, candele e pensieri sono per una cameriera venticinquenne, avvistata l’ultima volta mentre cadeva in mare da una scialuppa di salvataggio.