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Concordia: sicurezza, equipaggio impreparato

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Concordia: sicurezza, equipaggio impreparato

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Anche nelle peggiori condizioni quando panico e confusione prevalgono, come garantire l’evacuazione di migliaia di passeggeri da una nave da crociera come la Concordia.

L’incidente di venerdì ripropone la domanda.

“Eh, eh, tranquili, mamma mia, madonna”

“Fai foto, è importante per stabilire la responsabilità”, così una dei naufraghi sulla scialuppa di salvataggio.

Venerdì notte anche la semplice manovra di mettere in acqua le scialuppe di salvataggio è risultata un’impresa difficile.

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“Le scialuppe continuavano a dondolare una volta in acqua. La nostra continuava a andare contro la nave, perché mentre veniva calata era impossibile tenerla perpendicolare alla Concordia”.

Molti naufraghi denunciano l’impreparazione dell’equipaggio.

Brian Aho:

“Tutto lo staff mancava di preparazione, era l’equipaggio che doveva aiutarci e invece nessuno era in grado neppure di usare le le scialuppe di salvataggio”.

Due terzi dell’equipaggio era costituito da personale in servizio nei ristoranti, addetti alle pulizie, e da animatori.

Amministratore delegato di Costa:

“Le nostre navi erano sicure venerdì come lo sono oggi”.

La legislazione marittima internazionale prevede un numero di membri dell’equipaggio sufficiente per la sicurezza, in una nave da crociera questo numero si aggira intorno a 40-50 marinai.

Il vero problema, secondo un sindacalista, è la tecnologia obsoleta. Allan Graveson, segretario nazionale di Natilius International:

“Usiamo scialuppe di salvataggio, la cui tecnologia è vecchia di cent’anni.

Il sistema per metterle in acqua è stato migliorato ma non basta, dobbiamo andare avanti.

Nel caso della Concordia abbiamo visto le scialuppe in aria, nessuno era in grado di tirarle giù. Abbiamo bisogno di nuovi sistemi, come scialuppe blindante in cui si possa entrare camminando”.

Costa ha assicurato che le esercitazioni di sicurezza si tengono ogni due settimane nelle proprie imbarcazioni.

Il naufragio del Concordia mette sotto stretta sorveglianza un’industria che ha venduto, nel solo 2010, un sogno a quasi 20 milioni di turisti in tutto il mondo.